Archivi del mese: novembre 2015

La pazienza ha un limite…

Ormai sono mesi….mi stai stalkizzando e ci vai sempre più pesante…non solo in privato ma anche in pubblico, denigrandomi agli occhi di tutti i miei amici.

Segui ogni mio passo, ovunque io vada…qualsiasi social io visiti o commenti, copi e trascrivi ogni mio pensiero, stando attenta alla reale verità….omettendo punti essenziali.
Se vuoi continuare a stalkizzare il tuo ex “padrone”, con il bene placido del tuo nuovo padrone e di tuo marito fallo pure, ma evita me…

Dal web: Seguendo i dati statistici, le donne stalker spesso e volentieri cercano altre donne, la persecuzione avviene solitamente mediante reiterati tentativi di comunicazione verbale e scritta. Questo tipo di condotta è penalmente rilevante in molti ordinamenti, infatti lo stalking è considerato reato. Le condotte tipiche dello stalking configurano il reato di “atti persecutori” (art. 612-bis c.p.), introdotto con il D.L. 23 febbraio 2009, n. 11 (decreto Maroni).

hellah

stalking

manipolazione dell’informazione

ATTENTI ALLA VERITA’

Delle volte basta una preposizione semplice a cambiare il senso di un discorso e di conseguenza una “verità”. Non serve l’analisi logica basta solo la logica per capirlo.

Esempio

Frase originale : “Perche’ non ubbidisci a …………..e non stai…. (omissis)” 

Frase manipolata: “Perche’ non ubbidisci ……………. e non stai ….(omissis)” 

cosa cambia ? apparentemente nulla e la comunicazione sembra corretta; peccato che quella piccolissima preposizione omessa  cambi il senso di una frase  e di conseguenza cambia la rappresentazione della verità-

Quello che è un semplice invito ad ubbidire a qualche cosa o a qualcuno ,  con l’omissione  della “a” diventa magicamente un ordine.

Sottigliezze della comunicazione  e perfidia del comunicante.

Se una semplice “a” può fare tanto pensate cosa posso fare i mass media.

Meditate gente, meditate.

Dominjusbugie

La follia…

 

Alda Merini diceva che anche la follia merita i suoi applausi.

In effetti cari amici di blog, io stessa applaudo a quella sottile mancanza di equilibrio che spinge un essere umano, ad immergersi negli abissi più profondi del suo stesso essere, scrivendo ogni fantasticheria, omettendo piccole parole o frasi, in modo da realizzare una lacrima asciutta, battezzata con il proprio nome.

C’e’ chi afferma che la follia è fare e rifare la stessa cazzo di cosa, ancora e poi ancora, sperando che qualcosa cambi. Questa si che è follia!

Si legge di follia, come inizi di sapienza, simili a piccoli punti di domande senza frase….

Potrei citare lo psichiatra Vittorino Andreoli, che affermava: il folle è un morto che cammina e che respira. Se uccide lo fa senza disperazione, forse per stizza, è un cadavere che uccide. La follia ha già superato la disperazione e per questo vive senza vivere, vive da morta e, se uccide, uccide già morta.

Ma riflettendo grazie a Budda, tutti noi possiamo piombare nel baratro della follia da un momento all’altro… proprio per questo, non dobbiamo mai giudicare la pazzia… degli altri…

Ogni concetto o pensiero, potrebbe sembrare triste come assai “folle” 🙂 eppure essa può essere come il paradiso, quando arrivi al punto in cui non te ne frega più niente di quello che gli altri possono dire, sei vicino al cielo… Oh grande anche Jimi Hendrix !

Scrittori , educatori, storici, poeti, psichiatri, teologi, cantautori, musicisti, filosofi, gente comune, in molti hanno dato la loro definizione di follia, io fra tutti preferisco ciò che recitava William Shakespeare: La follia, mio Signore, come il sole se ne va passeggiando per il mondo, e non c’è luogo dove non risplenda.

Buona lettura cari amici…e che la follia positiva possa attraversare i vostri sogni, rendendoli reali. ^__^

hellah

follia

La voce di un sogno…

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Ero in prima fila…

seduta su una vecchia poltrona di velluto rosso

comoda e felice, ascoltavo la sua voce.

Incantata i miei occhi respiravano il suo sapere…ma…

qualcuno lentamente si avvicinava…

fra il chiaro/scuro delle luci di una calda sala.

Ne vedevo inizialmente solo l’ombra.

“Mi scusi, se la disturbo, ma hanno bisogno di lei…mi segua cortesemente”.

Senza batter ciglio, ne parola, seguii l’esile sagoma…

fino a raggiungere uno strano ma piacevole luogo.

Al centro, un immenso prato verde

fra i confini dell’inizio e la fine di ogni onda verde

c’erano piccoli fiori, mescolati a foglie

sembravano rubare i colori di madre terra e fratello mare…

ai lati, mura bianche, distinte dai colori di strani murales…

come enormi firme, si notavano i calchi di mille mani.

Due uomini in bianche vesti, attentamente seguivano i nostri passi.

Vedevo persone che si accomunavano tra loro, per lo stesso dolce sorriso

e/o per le docili onde di pioggia scivolar fermandosi negli angoli delle loro bocche…

ne assaporavano le tracce.

Ad un certo punto, mi ritrovai fra la notte e il giorno delle loro memorie, nell’attesa di…

…di cosa? Chi aveva bisogno di me?

L’esile e gentile sagoma, assunse una forma…

umana…la vedovo chiaramente.

Sembrava un anima in pena, eppure i suoi occhi erano sereni.

Ci fermammo davanti un enorme porta…

all’interno di essa c’erano mura sgretolate dal tempo e vecchi quadri…

dalle cornici piene di fori.

Alberi in fiore e finte finestre, aperte verso un limpido e roseo cielo

descrivevano l’attesa di spogli libri, sparsi su una vecchia mensola.

L’unica nota che udivo, erano le voci delle percussioni, di due cuori

battere all’unisono.

Lui adagiato in un letto fra lenzuola di lino bianco

firmate nel ricamo di tre lettere…

Lei accanto, seduta su una piccola sedia di paglia intrecciata a mano

nel vedermi, sorrise.

Chi erano?

Ero giunta in quel luogo, non per caso.

In quel preciso istante il sole avvolse la camera

rendendola assai calda e luminosa.

Erano trascorse ore…

Nel silenzio mi sentivano.

Ascoltavano l’anima mia, scrivere di questo incontro.

Lui a fatica, sollevò il capo…e schiarendosi la voce, disse…

Abbiamo bisogno tu scriva ciò che hai visto…

Abbiamo bisogno tu dia inchiostro al nostro pensiero…

Dille che quella voce che sente nei suoi sogni è la nostra…

Non è sola….mai lo sarà.

Dille di continuare ad ascoltare la nostra vecchia canzone

senza piangere…”.

Il trillo del cellulare inaspettatamente mi ha svegliata…

fa freddo, ma il cielo è splendido…e a renderlo tale è il sorriso della luna piena.

hellah

luna

Orme nella neve

Arrivai la sera sotto una nevicata infernale, il buio, il luogo sconosciuto, il peso dello zaino gravante sulle spalle ancora esili….tutto era terribilmente  reale e inospitale.

Il silenzio irreale  era rotto solo da qualche cumulo di neve che cadeva dagli alberi con un sordo “poff”.

Mi incamminai……non avevo scelta.

I miei  anfibi sprofondavano nella neve  oltre il bordo superiore e ad ogni passo raccattavano al loro interno  cristalli bianchi che, a contatto con le calze, si trasformavano immediatamente in acqua gelida.

Solo con me stesso, con i piedi congelati,  per la prima volta nella mia vita  provavo un brivido di  paura.

Ogni passo uno scricchiolio, ogni passo  un’impronta, ogni passo  un segno nella neve che sarebbe stato cancellato solo dal tempo o da  altra neve.

Oggi rivivo quella sensazione  pensando che ogni passo che ho fatto nella mia vita ha sempre lasciato un segno più o meno indelebile. Certe impronte sono state cancellate dal sole, altre dalla pioggia, altre ancora dal tempo, altre, ma sono poche, sono rimaste indelebili nella mia e nella altrui memoria.

Ho sempre camminato a testa alta  guardando avanti senza temere di voltarmi o di ritornare sui miei passi allorquando mi sono accordo di aver compiuto degli errori.

Ho avuto paura, certo, ma sono andato avanti perchè  esistono  strade, errate o no, che ti costringono ad andare avanti .

Vuoi perché i ponti alle tue spalle sono crollati o sono diventati impraticabili,  o vuoi perché la strada che hai percorso  si è rivelata essere un campo minato che hai avuto la fortuna di percorrere uscendone indenne.

Sono le strade che il tempo ha scritto per noi  e che sono diventate  tracce utili  per chi ci segue  per decidere se percorrerle o evitarle.

A loro la scelta.

Dominjus

Tempesta di neve a Chicago

La paura e il coraggio…

Death in the hood concept

 

“Il CORAGGIO non è l’assenza di paura

ma la consapevolezza che nella tua vita

c’è qualcosa di più importante della paura”.

Ambrose Redmoon

Fra immagini terrificanti, affermazioni e ripetute minacce…vogliono e stanno diffondendo dentro tutte le menti…“la paura…”

Ieri ho letto un articolo dove si sottolineava: il terrorismo psicologico, nelle famiglie, sul lavoro, fra i rapporti di apparente “amicizia” e “amorosi”, ma soprattutto negli eventi drammatici e crudeli che hanno colpito questo mondo… inducendo nell’uomo, per un disegno a loro ben preciso…la paura, così da influenzare ogni tipo di opinione, emozione, atteggiamento e soprattutto influenzando il comportamento.

L’obiettivo è l’annientamento e il potere delle menti altrui.

Secondo Freud, l’aggressività umana è un residuo animale nell’uomo. Per permettere la convivenza sociale, le spinte aggressive vengono rimosse nel mondo dell’inconscio, ma basta una provocazione più forte, un insieme di circostanze che allentano i freni inibitori, ed ecco che l’uomo torna a manifestarsi nella sua crudeltà primitiva”.

Questo a mio avviso, non giustifica nessun tipo di violenza. Quindi non potendo fermare ciò che inizialmente non posso prevedere, ne ricamo le tappe:

La prima tappa è riconoscere e acquisire consapevolezza delle proprie paure…e per superarle c’e’ bisogno di CORAGGIO.

In questo è fondamentalmente una semplice abilità mentale che può essere appresa e coltivata con determinazione e costanza per essere assimilata ed entrare a far parte del nostro bagaglio personale, senza fretta…con gradualità, senza lanciarsi in disperati salti fra nere e vuote voragini.

Costruire il proprio coraggio non è semplice, ma nemmeno impossibile.

Importante è farlo con la stessa consapevolezza che si acquisisce della paura.

Bisogna affrontare le paure che oggi ci frenano…nelle nostre mani, c’è la volontà di ergerci artefici del proprio destino.

Come?

Fermarsi e scegliere di dire basta alla paura, questo nella stessa vita quotidiana.

Dalla paura del solo parlare in pubblico, dalla paura dell’abbandono, paura di non essere amati, accettati, di non essere all’altezza fra i colleghi…paura di non poter affrontare un esame ecc.

Primo; bisogna identificare i propri timori, dando un nome a ciò che li frena, cercando di non negare le proprie paure, al contrario invece, tentando di riconoscerle, senza alcun giudizio, provando semplicemente ad acquisirne consapevolezza, affrontando e decidendo di superarle, passando all’azione, nonostante la paura.

Questo in ambito generale di ogni nostro percorso, o strada scelta….

Dove ci porterà il coraggio?

Non di certo servirà a salvare il mondo…ma ci condurrà sicuramente ad un’esistenza estremamente più intensa e colma di significato, vivendo in pienezza, come individui autentici. Senza richiuderci nelle mura di qualsiasi gabbia mentale.

Cautela si! per ogni nostro passo, ma stringendo fra le mani, nel cuore, nell’anima e nella mente il proprio assoluto…CORAGGIO.

hellah

coraggio

certe scelte

Certe scelte nascono dalla certezza maturata nel tempo di  dover rimediare ad un errore.

Certe scelte nascono dalla certezza maturata nel tempo che occorre trovare una soluzione.

 Certe scelte nascono  per evitare  il reiterarsi  di problemi non cercati o voluti.

Certe scelte si dimostrano corrette  quando hai la riprova quotidiana che le  tue peggiori supposizioni erano vere.

Certe scelte si dimostrano corrette quando scopri  la violenza   ed il disprezzo  di ogni più elementare forma di  rispetto  e di umanità.

Certe scelte sono ineluttabili quando vuoi difendere te stesso e  chi ami.

Certe scelte sono irreversibili.

Certe scelte comportano sacrificio e rischio di rappresaglie.

Ma la lotta al terrorismo più che una scelta è una  necessità.

Ogni forma di lotta ad ogni tipo di sopruso  deve però essere fatta con la testa e non con la pancia.

I bombardamenti indiscriminati non fanno che peggiorare la situazione e creare nuovi adepti o giustificazioni.

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Allora perchè certe scelte?

Dominjus.

LE PAROLE AI FATTI

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 7,21-27)

Non chi dice Signore Signore …..NON CHI DICE

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia.  Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.

Da sempre le parole del “Padre ” state travisate in nome di Hallah, in nome di Cristo o in nome di una “Entità” qualunque essa sia, benigna o maligna.

Da sempre l’uomo ha cercato delle giustificazioni per il proprio operato al fine di deresponsabilizzarsi e acquietare la propria coscienza anche di fronte ai crimini più efferati o alle semplici violenze private.

Oggi ISIS ieri “Santa inquisizione” o  “Sante crociate”.

Ma quali sono le opere?

Tralasciamo gli eventi storici per l’umanità e pensiamo a  quelli storici per la nostra individualità.

Nella quotidianità le opere sono quei piccoli gesti  che  regolano i rapporti interpersonali  laddove questi siano basati prevalentemente su rapporti di tipo fideistico, quelli dove vale l’effettività e l’esempio prima delle parole.

Sono tali i rapporti figlio/genitore, marito /moglie, amato/amata e, in ambito BDSM, Dominante/sottomesso.

In questa tipologia di rapporti non bastano le dichiarazioni fideistiche  ma servono i fatti, ed i fatti non sono nella eclatanza  di un gesto o di una dichiarazione  ma nella semplicità della quotidianità e nel rispetto  della propria essenza  e di quella altrui.

IL  TI AMO, TI APPARTENGO, SUO TUA/O

troppo spesso sono parole abusate ed usate come ipocrita grimaldello.

QUINDI

“Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». 

La trasgressione è tanto più grave quanto più autorevole ne è l’autore.

Quanto avviene nella Chiesa in questi giorni ne è l’esempio lampante.

Cardinal Bertone docet.

Ma nel nostro piccolo altri esempi, di più piccola e apparentemente irrilevante portata,  potrebbero essere raccontati  rischiando però di entrare nella sfera del privato.

Guardiamoci in faccia. Chi di noi non ha mai fatto finta ipocritamente di ubbidire o di uniformarsi alle disposizioni e poi si è comportato a modo suo ?

Molto meglio allora una sana e sincera dichiarazione di dissenso.

Ecco perché certi rapporti  non funzionano!

Perché sono creati sul nulla, su terreno cedevole, su dichiarazioni non supportate da fatti.

VALUTA PER CIO’ CHE FA E NON PER CIO’ CHE DICE.

Il succo del discorso alla fine è questo:

«Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?».

Ma allora io dichiarerò loro:

«Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!». (Matteo 7-22)

CHI ADORIAMO

Meditate gente, meditate

Dominjus

Attentati in vari punti di Parigi: più di 60 morti, decine di ostaggi…

rosabiancagoccedisanguePARIGI – Parigi ripiomba nel terrore. Colpi di kalashnikov in un ristorante del X arrondissement. Spari al Bataclan, sala per concerti nell’XI arrondissement, non lontano dalla sede di Charlie Hebdo, dove un centinaio di persone sono state prese in ostaggio. Esplosioni attorno allo Stade de France, alla periferia di Parigi, dove era in corso l’amichevole Francia-Germania. Un’ennesima sparatoria a Les Halles. In azione anche due attentatori suicidi.

Il bilancio delle vittime sarebbe pesantissimo in particolare nel ristorante che si trova nei pressi dello stadio e che sarebbe stato devastato da tre deflagrazioni, una delle quali sarebbe stata provocata da un kamikaze. (La Repubblica.it)

Questa è la vera crudeltà di una mente e mano umana

questo dovrebbe avere reale attenzione da parte di tutti noi…

non le solite baggianate che si leggono ultimamente in giro.

Creature innocenti, ammazzate a sangue freddo…

Gli animali cazzo! uccidono per proteggere i loro piccoli o per nutrirsi…

l’uomo invece!!

Nessuna spiegazione o giustificazione può mai esserci per tale massacro…

 scontri politici? religiosi? economici? territoriali? potere?

Quell’ennesimo sangue versato…sono oggi le mie lacrime

SONO COSTERNATA

IL CUORE MIO E’ COLMO DI DOLORE PER TUTTI LORO

SONO VICINA ALLE FAMIGLIE COLPITE

GENUFLETTO IL CAPO E NEL SILENZIO MI INGINOCCHIO

……….

ALLE ANIME DI TUTTA PARIGI

hellah

PIANTO

VERITA’ E PERCEZIONE

VERITA’ E PERCEZIONE

Siamo sempre dibattuti fra verità e percezione. Ognuno di noi, soprattutto oggi in era di virtualizzazione delle informazioni  è esposto  quotidianamente al rischio di manipolazione  della verità, manipolazione non sempre operata in malafede ma spesso esito di percezione distorta, parziale o soggettiva che non riusciamo a riconoscere come tale.

SAN TOMMASO CARAVAGGIO

Incredulità di San Tommaso  Caravaggio.

Tanto più il nostro Ego sarà elevato tanto più la nostra capacità autocritica sarà bassa e tanto più saremo portati a considerare la nostra “percezione” come “verità”

Caravaggio nel quadro dell’incredulità dimostra  come non sia sufficiente un approccio fideistico alla “verità”  del tipo “ ci credo perché me lo dici tu”   ma sia necessaria una indagine empirica e di analisi razionale delle evidenze.

Ma quali sono le evidenze? E le evidenze sono univoche e indiscutibili?

Non sempre.

Anche quelle che sembrano evidenze di fatto possono  essere fuorvianti o parziali come chiaramente dimostrato dal mito della caverna di Platone.

 MITO DELLA GROTTA

Il mito della caverna.

Per chi non lo conoscesse Platone racconta una storia metaforica  immaginandosi dei prigionieri legati in una grotta che percepiscono la vita dell’umanità  attraverso ombre proiettate sul fondo della caverna. Per loro, dice,  le ombre rappresentano la verità in quanto unica loro percezione.

Se uno di loro riuscisse a liberarsi  e riuscisse ad uscire dalla caverna sarebbe  abbagliato dalla troppa luce ed impiegherebbe tempo ad adattarsi alla nuova verità rispetto alla quale,  anche l’empiricità della evidenza, sarebbe comunque  non sufficiente.

Nel tempo acquisirebbe cognizione della nuova verità empiricamente dimostrata.

Se una volta acquisita la certezza della nuova verità, ritornando nella caverna,  provasse a convincere i  prigionieri della nuova verità si troverebbe in difficoltà a riadattarsi al buio  non  riuscendo a comprendere la cecità altrui.

Cercando poi di spiegare che esiste un’altra verità  otterrebbe l’unico risultato  di essere considerato come pazzo visionario.

Questo lo schema logico del pensiero

 SCHEMA  MITO DELLA GROTTA

A tutti capita quotidianamente di imbattersi  in persone che sono convinte della loro verità  ritenendola sacra, inviolabile ed indiscutibile .

Paradossalmente più la persona  è colta ed intelligente più riterrà unica la propria “verità”

Ne conseguirà  una progressiva perdita di  capacità di critica e autocritica.

Chi è riuscito ad uscire dalla caverna non verrà mai creduto.

Meditate gente meditate

dominjus