Archivi del mese: febbraio 2016

Il labirinto della nostra esistenza.

Credo che il filo rosso che ci lega  inconsciamente a qualcuno rappresenti metaforicamente e venga a sua volta  metaforizzato dal filo di Arianna, quello che consentì a Teseo di affrontare  ed uscire illeso dal labirinto di Cnosso dopo aver ucciso il Minotauro.

Quante richiami in questo mito:

  • Il legame rappresentato dal filo che riconduce al senso dell’esistenza e porta alla salvezza;
  • L’unione del maschile e del femminile in una unicità  grazie alla quale anche le imprese più ardue  possono avere successo; ai due capi del filo due esseri che per quanto distanti seguono e partecipano al medesimo destino;
  • Il superamento  delle paure  e delle difficoltà  alla ricerca di se stessi;

La nostra esistenza è un labirinto continuo dal quale  entriamo ed usciamo. Ogni ostacolo superato è una prova iniziatica che ci porta alla crescita e al superamento di noi stessi verso un nuovo traguardo di conoscenza e verso un nuovo labirinto.

Senza prove non può esistere stimolo, non può esistete crescita e non può esistere maturazione.

Guai a pensare  di poter affrontare  tutto ciò in ”solitaria” :  tutti noi abbiamo bisogno di un filo e di una Arianna che ci fornisca il suo aiuto, il suo supporto, la sua fede ed il suo amore.

io l’ho trovata

Dominjus

Oh! si accadrà…

amici

Il buio di una strada di luci cupe e di ruote consumate

strisciando nei vapori delle pozzanghere

bruciano la velocità del pensiero altrui…

lasciandomi udire, quelle voci, che graffiano le porte della vita…

nell’attesa di prospettive differenti, dal proprio se.

In questa serata, alcuni amici e amiche

spengono i sogni per sfogliare la notte priva di dolore.

Ascoltando l’aria entrare nelle secrete di ogni piccolo, grande spazio

guardo, vedendo le loro anime nello specchio delle loro delusioni.

Non lo sanno ancora, ma….

qualcosa di meraviglioso accadrà…

Le ore, i giorni, le settimane si chiuderanno come vecchi libri.

racchiudendo in ogni riga le urla, celate dalle lacrime

portandosi via, ogni squarcio…lacerazione…

i nodi che li soffocano, si allenteranno…

le braccia del tempo si apriranno ai nuovi sogni

quelli realizzabili nella melodia dei loro cuori.

Ed io, sarò lì a gioirne…nell’udire l’essenza della nuova, disarmante poesia

sorridendo alle carezze e all’amore per loro stessi……

Si accadrà 🙂

hellah

 

PENSIERI SCOMPOSTI DISPOSTI RICOMPOSTI

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Un post letto recentemente mi ha fatto ricordare  il monologo interiore di Molly Blom tratto dall’Ulisse di Joyce.

Un testo straordinario  che andrebbe letto in lingua originale ma che vi riporto tradotto in italiano.

Il testo fluisce senza la minima punteggiatura esattamente come fluiscono i sogni ed i pensieri nella nostra mente, accavallandosi e contorcendosi in modo scomposto, sovrapposto, caotico, fragoroso, dirompente, prosaico, sconvolgente, quieto, rassicurante e angosciante.

Senza un apparente filo conduttore  che le unisce, le parole divagano ed improvvisano come tasselli di un componimento logicamente illogico,  come tessere di un puzzle disposte apparentemente a caso ma che nel caos trovano la loro giusta collocazione.

Ecco, questo vorrebbe essere un post sui pensieri e sul pensiero, su come la nostra mente divaga al minimo segnale esterno o interiore, su come passiamo dal giorno alla notte, dalla quiete alla tempesta dalla pace al tormento e dalla beatitudine alla angoscia nel tempo di un battito di ciglia……su come il nostro stato d’animo muta al mutare di un niente.

Nel monologo mancano  il pianto ed il riso, comunicazione non verbale ma essenziale per il nostro essere.

MONOLOGO INTERIORE DI MOLLY BLOOM

Che ora bestiale mi dà l’idea che in Cina si stanno alzando a quest’ora e si pettinano I codini per la giornata tra poco le monache suoneranno l’angelus non c’è nessuno che vada a disturbare i loro sonni se non qualche prete per le funzioni della notte la sveglia di quelli accanto al primo chicchirichì mi fa uscire il cervello a forza di far fracasso guardiamo un po’ se riesco ad addormentarmi 1 2 3 4 5 che razza di fiori sono quelli che hanno inventato come le stelle la carta da parati di Lombard street era molto più carina quel grembiule che mi ha dato assomigliava un po’ solo che l’ho portato solo due volte meglio abbassare la lampada e provare ancora in modo da alzarsi presto voglio andare da Lambes là vicino a Findlaters e farmi mandare dei fiori da mettere per casa nel caso lo portasse qui domani cioè oggi no no il venerdì porta male prima voglio fare un po’ di pulizie la polvere sembra che si ammucchi mentre dormo poi un po’ di musica e qualche sigaretta posso accompagnarlo prima devo pulire i tasti del piano col latte cosa mi devo mettere porterò una rosa bianca o quelle brioches di Lipton mi piace l’odore di un bel negozio di lusso a sette penny e mezzo la libbra o quelle altre con le ciliegine e lo zucchero rosa 11 pence un paio di libbre di quelle e poi una bella piantina in mezzo alla tavola si trova a minor prezzo da un momento dove le ho viste non è mica tanto Io amo i fiori vorrei che la casa nuotasse nelle rose Dio del cielo non c’è niente come la natura le montagne selvagge poi iI mare e le onde galoppanti poi la bella campagna con campi d’avena e di grano e ogni specie di cose e tutti quei begli animali in giro ti farebbe bene al cuore veder fiumi laghi e fiori ogni specie di forme e odori e colori che spuntano anche dai fossi primule e violette e questa la natura e quelli che dicono che non c’è un Dio non darei un soldo bucato di tutta la loro sapienza perché non provano loro a creare qualcosa gliel’ho chiesto spesso gli atei o come diavolo si chiamano vadano e si lavino un po’ prima e poi strillano per avere il prete quando stanno per morire e perché perché perché hanno paura dell’inferno per via della loro cattiva coscienza ah si li conosco bene chi è stato il primo nell’universo prima che ci fosse qualcun altro che ha fatto tutto chi ah non lo sanno e nemmeno io eccoci tanto vale che cerchino di impedire che domani sorga il sole il sole splende per te disse lui quel giorno che eravamo stesi tra i rododendri sul promontorio di Howth con quel suo vestito di tweed grigio e la paglietta il giorno che feci fare la dichiarazione sim prima gli passai in bocca quel pezzetto di biscotto all’anice e era un anno bisestile come ora si 16 anni fa Dio mio dopo quel bacio così lungo non avevo più fiato si disse che ero un fior di montagna si siamo tutti fiori allora un corpo di donna si è stata una delle poche cose giuste che ha detto in vita sua e il sole splende per te oggi si perciò mi piacque si perché vidi che capiva o almeno sentiva cos’è una donna e io sapevo che me lo sarei rigirato come volevo e gli detti quanto più piacere potevo per portarlo a quel punto finchè non mi chiese di dir di si e io dapprincipio non volevo rispondere guardavo solo in giro il cielo e il mare e pensavo a tante cose che lui non sapeva di Mulvey e mr Stanthope e Hester e papà e il vecchio capitano Groves e i marinai che giocavano al piattello e alla cavallina come dicevano loro sul molo e la sentinella davanti alla casa del governatore con quella cosa attorno all’elmetto bianco povero diavolo mezzo arrostito e le ragazze spagnole che ridevano nei loro scialli e quei pettini alti e le aste la mattina i Greci e gli Ebrei e gli Arabi e il diavolo chi sa altro da tutte le parti d’Europa e Duke Street e il mercato del pollame un gran pigolio davanti a Larby Sharans e i poveri ciuchini che inciampavano mezzi addormentati e gli uomini avvolti nei loro mantelli addormentati all’ombra sugli scalini e le grandi ruote dei carri dei tori e il vecchio castello e vecchio di mille anni si e quei bei mori tutti in bianco e turbanti come re che chiedevano di metterti a sedere in quei buchi di botteghe e Ronda con le vecchie finestre delle posadas fulgidi occhi celava l’inferriata perché il suo amante baciasse le sbarre e le gargotte mezzo aperte la notte che perdemmo il battello ad Algeciras il sereno che faceva il suo giro con la lampada e Oh quel pauroso torrente laggiù in fondo Oh e il mare il mare qualche volta cremisi come il fuoco e gli splendidi tramonti e i fichi nei giardini dell’Alameda sì e tutte quelle stradine curiose e le case rosa e azzurre e gialle e i roseti e i gelsomini e i geranei e i cactus e Gibilterra da ragazza dov’ero un Fior di montagna sì quando mi misi la rosa nei capelli /come facevano le ragazze andaluse o ne porterò una rossa sì e come mi baciò sotto il muro moresco /e io pensavo beh lui ne vale un altro e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì allora mi chiese se io volevo sì dire di sì mio fior di montagna e per prima cosa gli misi le braccia intorno sì e me lo tirai addosso in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore batteva come impazzito e sì dissi sì voglio sì.

https://www.youtube.com/watch?v=u12A9QTadhs

video da non perdere.

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Dominjus