Archivi del mese: giugno 2016

potere della suggestione

Andare oltre il concetto comune delle cose, trovarsi a centellinare i propri pensieri per cercare di coglierne l’essenza, studiare la differenza fra essenza, esistenza ed essere, perdersi in concetti che vagano fra l’ontologia, la filosofia e la fisica quantistica.

Ma tutto ciò ha senso?

Fino a che punto le seghe mentali servono effettivamente a farci cresce? Fino a che punto invece la vera crescita sta nel  confrontarsi con le piccole cose?

Mi è tornato alla mente un racconto di Primo Levi “Titanio” , una storia di apparente quotidianità nella quale la piccola Maria, incantata dal lavoro dell’imbianchino che rendeva tutta la casa meravigliosamente bianca, è tentata di andare a toccare la vernice fresca.

Felice, l’imbianchino, a questo punto ,irritato dall’esuberanza della bimba, disegna un cerchio a terra con il gesso attorno a Maria  imponendole di non uscire dal cerchio e succede che….

“Maria sedette sui calcagni e considerò a lungo il cerchio con attenzione: ma dovette convincersi che non c’era nessuna uscita. Provò a fregarlo in un punto con un dito, e constatò che realmente la traccia di gesso spariva; ma si rendeva benissimo conto che l’uomo non avrebbe ritenuto valido quel sistema.

Il cerchio era palesemente magico. Maria sedette per terra zitta e tranquilla; ogni tanto provava a spingersi fino a toccare il cerchio con la punta dei piedi e si sporgeva in avanti fino quasi a perdere l’equilibrio, ma vide ben presto che mancava ancora un buon palmo a che potesse raggiungere l’armadio o la parete con le dita. Allora stette a contemplare come a poco a poco anche la credenza, le sedie e il tavolo diventavano belli e bianchi.

Dopo moltissimo tempo l’uomo ripose il pennello e lo scatolino e si tolse la barchetta di giornale dal capo, ed allora si vide che aveva i capelli come tutti gli altri uomini. Poi uscì dalla parte del balcone, e Maria lo udì tramestare e camminare su e giù nella stanza accanto. Maria cominciò a chiamare: – Signore! – dapprima sottovoce, poi più forte, ma non troppo, perché in fondo aveva paura che l’uomo sentisse.

Finalmente l’ uomo ritornò in cucina. Maria chiese: – Signore, adesso posso uscire? – L’uomo guardò in giù a Maria e al cerchio, rise forte e disse molte cose che non si capivano, ma non pareva che fosse arrabbiato. Infine disse: – Sì, si capisce, adesso puoi uscire -. Maria lo guardava perplessa e non si muoveva: allora l’uomo prese uno straccio e cancellò il cerchio ben bene, per disfare l’incantesimo. Quando il cerchio fu sparito Maria si alzò e se ne andò saltellando, e si sentiva molto contenta e soddisfatta.”

Quante metafore in questo breve racconto…

Prigionia, libertà, potere della mente e della suggestione, potere del potere e suggestione del potere.

La bellezza che non si può toccare, il bianco immacolato che deve restare tale,  un  divieto che diventa imperativo senza apparente ragione, un cerchio disegnato che diventa una prigione invalicabile.

Indipendentemente dal vero significato voluto dall’autore legato alla propria esperienza nei lager nazisti, ci si può leggere la forza del potere del dominante sul sottomesso, potere che non ha spiegazioni logiche ma che vive di suggestioni esattamente come suggestionante ed apparentemente invalicabile diventa quel cerchio di gesso disegnato a terra.

Un rapporto D/s per molti versi  vive delle medesime dinamiche, un divieto, un ordine, una imposizione hanno la medesima forza inspiegabile di quel cerchio magico disegnato a terra con un pezzo di gesso.

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Dom.