Archivi del mese: settembre 2016

il giocatore: la roulette dei sentimenti

Spunti da:”Il giocatore”  di Fedor Dostoevskij

Spesso un rapporto Sadomaso viene definito gioco, ma qui il gioco sta altrove e si “gioca” su due livelli: uno al tavolo della roulette, l’altro al tavolo della vita e dei sentimenti.

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La vicenda, sostanzialmente autobiografica, narra le vicende di un giocatore ludopatico (Aleksej Ivanovic), del suo rapporto con il gioco  e con una  donna (Polina) anch’essa affetta da ludopatia.

Indipendentemente dallo spaccato sociale e psicologico che ne esce e dalla forza narrativa del romanzo,  nel rileggerlo dopo anni ho colto sfumature che alla prima lettura mi passarono del tutto inosservate.

Mi riferisco al rapporto  che si instaura fra i due protagonisti.

Come nel miglior De Sade,  l’autore disegna un “lui”  vittima e  schiavo consapevole e una “ lei”  carnefice  e  mistress più o meno  inconsapevole.

miss

Riporto due passi del romanzo che rappresentano benissimo quanto intendo dire.

Lui:

“…E adesso ancora una volta mi posi la domanda: l’amo io? E ancora una volta non seppi  rispondervi, cioè, per meglio dire, mi risposi nuovamente, per la centesima volta, che la odiavo. SI mi era odiosa. C’erano dei momenti ( e precisamente ogni volta alla fine delle nostre conversazioni) che avrei dato metà della mia vita per strozzarla!  Lo giuro, se fosse stato possibile affondarle lentamente in seno un aguzzo coltello, mi pare  che l’avrei impugnato con voluttà. E intanto, lo giuro per quanto c’è di sacro, se sullo Schlangenberg, sulla punta di moda, mi avesse realmente  detto: “buttati giù”, mi sarei buttato subito, e perfino con voluttà.”

Lei:

“l’ultima volta , sullo Schlangenberg, mi diceste che eravate pronto a buttarvi giù a capofitto alla mia prima parola, e là, mi pare, son circa 1000 piedi di altezza. Un giorno o l’altro io pronuncerò questa parola unicamente  per vedere come voi la scontere, e siate pur certo che sarò di carattere. Voi mi siete odioso, appunto perché vi ho permesso tante cose , e ancor più odioso perché mi siete così necessario. Ma finchè mi siete necessario, bisogna che vi conservi.

Il rapporto sembrerebbe basarsi sulla reciproca necessità:

lui che pur odiandola si ucciderebbe per lei,  per un suo ordine, lui che pur negando a se stesso di amarla, per lei compirebbe il massimo sacrificio; lui che più volte nel romanzo dichiarerà invece di amarla follemente,

lei che tale ordine non lo  impartisce perché da morto lui sarebbe inutile, ma molto più credibilmente non lo impartisce perché anch’essa segretamente lo ama di un amore inizialmente non riconosciuto.

Sembrerebbe essere di fronte ad un rapporto malato che  potrebbe essere il prodromo di tragico finale.

 Potrebbe, sembrerebbe……Chi vuole sapere come finisce la vicenda legga il libro.

Ma possono esistere questi rapporti senza amore?

Può la sola necessità fisica  generare dipendenza?

E la dipendenza può essere accettata e voluta o può essere razionalmente rinnegata e quindi subita ?

Può esistere un rapporto dove amore e odio convivono nutrendosi reciprocamente?

Io non so e non voglio dare una risposta, so solamente che anche i rapporti  apparentemente “normali”  vivono di situazioni con contenuti sadomaso spesso non riconosciuti come tali.

Ma poi  cosa è la normalità?

Dom

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per poi

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Per poi…

Per poi…  perdermi nei suoi occhi che brillano di luce propria quando una lacrima che  stenta a farsi strada riempie il suo iride,

per poi…restare affascinato dalla sua bocca quando un labbro morsica l’ altro asimmetricamente conferendole quell’aspetto di bambina impaurita

per poi.. intenerire la mia anima quando il suo mento tremulo  cerca di controllare una emozione incontrollabile

per poi….riscaldare il mio cuore quando le mani si stringono trepidanti dopo giorni di attesa

per poi…. Sprofondarmi in un abbraccio liberatorio che  non ha bisogno di parole ma che  esprime tutto l’esprimibile;

per poi… vivere fondendomi in lei dimenticando tutto della vita.

Per poi…..

Dom.