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Il mondo trema

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Il mondo trema…

La sua voce si infiltra fra le crepe del profondo, lasciando in ginocchio le innocenti anime.
Le urla di madre natura graffiano il tempo, facendolo sanguinare…
Piccole gocce di sale, cadono ai suoi piedi, zittendolo per pochi attimi.
Le sue mani scavano…
Hanno freddo e caldo…
Hanno sete…
Hanno fame…
di quei cuori, seduti in cerchio, che credono di sanar ogni ferita… respirando dai suoi puri colori.
Il mondo plachera’ i suoi brividi, per la forza, il coraggio, l’impegno e la tenacia della salvaguardia di quell’unica sua vera dimora che custodisce e/o…..ahimé distrugge l’uomo stesso.
hellah

il giocatore: la roulette dei sentimenti

Spunti da:”Il giocatore”  di Fedor Dostoevskij

Spesso un rapporto Sadomaso viene definito gioco, ma qui il gioco sta altrove e si “gioca” su due livelli: uno al tavolo della roulette, l’altro al tavolo della vita e dei sentimenti.

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La vicenda, sostanzialmente autobiografica, narra le vicende di un giocatore ludopatico (Aleksej Ivanovic), del suo rapporto con il gioco  e con una  donna (Polina) anch’essa affetta da ludopatia.

Indipendentemente dallo spaccato sociale e psicologico che ne esce e dalla forza narrativa del romanzo,  nel rileggerlo dopo anni ho colto sfumature che alla prima lettura mi passarono del tutto inosservate.

Mi riferisco al rapporto  che si instaura fra i due protagonisti.

Come nel miglior De Sade,  l’autore disegna un “lui”  vittima e  schiavo consapevole e una “ lei”  carnefice  e  mistress più o meno  inconsapevole.

miss

Riporto due passi del romanzo che rappresentano benissimo quanto intendo dire.

Lui:

“…E adesso ancora una volta mi posi la domanda: l’amo io? E ancora una volta non seppi  rispondervi, cioè, per meglio dire, mi risposi nuovamente, per la centesima volta, che la odiavo. SI mi era odiosa. C’erano dei momenti ( e precisamente ogni volta alla fine delle nostre conversazioni) che avrei dato metà della mia vita per strozzarla!  Lo giuro, se fosse stato possibile affondarle lentamente in seno un aguzzo coltello, mi pare  che l’avrei impugnato con voluttà. E intanto, lo giuro per quanto c’è di sacro, se sullo Schlangenberg, sulla punta di moda, mi avesse realmente  detto: “buttati giù”, mi sarei buttato subito, e perfino con voluttà.”

Lei:

“l’ultima volta , sullo Schlangenberg, mi diceste che eravate pronto a buttarvi giù a capofitto alla mia prima parola, e là, mi pare, son circa 1000 piedi di altezza. Un giorno o l’altro io pronuncerò questa parola unicamente  per vedere come voi la scontere, e siate pur certo che sarò di carattere. Voi mi siete odioso, appunto perché vi ho permesso tante cose , e ancor più odioso perché mi siete così necessario. Ma finchè mi siete necessario, bisogna che vi conservi.

Il rapporto sembrerebbe basarsi sulla reciproca necessità:

lui che pur odiandola si ucciderebbe per lei,  per un suo ordine, lui che pur negando a se stesso di amarla, per lei compirebbe il massimo sacrificio; lui che più volte nel romanzo dichiarerà invece di amarla follemente,

lei che tale ordine non lo  impartisce perché da morto lui sarebbe inutile, ma molto più credibilmente non lo impartisce perché anch’essa segretamente lo ama di un amore inizialmente non riconosciuto.

Sembrerebbe essere di fronte ad un rapporto malato che  potrebbe essere il prodromo di tragico finale.

 Potrebbe, sembrerebbe……Chi vuole sapere come finisce la vicenda legga il libro.

Ma possono esistere questi rapporti senza amore?

Può la sola necessità fisica  generare dipendenza?

E la dipendenza può essere accettata e voluta o può essere razionalmente rinnegata e quindi subita ?

Può esistere un rapporto dove amore e odio convivono nutrendosi reciprocamente?

Io non so e non voglio dare una risposta, so solamente che anche i rapporti  apparentemente “normali”  vivono di situazioni con contenuti sadomaso spesso non riconosciuti come tali.

Ma poi  cosa è la normalità?

Dom

dovstojesji

 

per poi

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Per poi…

Per poi…  perdermi nei suoi occhi che brillano di luce propria quando una lacrima che  stenta a farsi strada riempie il suo iride,

per poi…restare affascinato dalla sua bocca quando un labbro morsica l’ altro asimmetricamente conferendole quell’aspetto di bambina impaurita

per poi.. intenerire la mia anima quando il suo mento tremulo  cerca di controllare una emozione incontrollabile

per poi….riscaldare il mio cuore quando le mani si stringono trepidanti dopo giorni di attesa

per poi…. Sprofondarmi in un abbraccio liberatorio che  non ha bisogno di parole ma che  esprime tutto l’esprimibile;

per poi… vivere fondendomi in lei dimenticando tutto della vita.

Per poi…..

Dom.

noi….un anno dopo….

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Un anno fa, le mani del cuore mio si intrufolarono dentro le segrete stanze dell’anima sua, alla ricerca di un solo respiro…l’unico che potesse dar vita al sogno di tutti sogni…

E’ rimasto puro nella sua ombra nera…

Disarmante nel suo brillante sguardo..

Ardente nelle sue sublimi fiamme…

Caldo e deciso nel suo modo di proteggermi…

Determinato nel tenermi stretta fra le sue forti braccia…nella bocca…nel cuore.

 E’ Amore Assoluto quello che sento ancora oggi per lui…tatuato in ogni mia cellula.

 Visibile come allora e’ il colore dei fremiti che questo cuore stringe a se…

il suo sangue morde come bacia…

Linfa necessaria…tatuato nel mio essere, oltre al per sempre.

La sua voce continua ad essere la dimora dei miei sensi…

I suoi palpiti, come onde si immergono nel torrente della mia mente.

 Se fossi un uomo, vorrei essere Lui…

per la forza, la sensibilità, la determinazione e il coraggio nell’affrontare ogni ostacolo e/o difficoltà che si presenta…senza mai mollare ne abbattersi…..superandolo.

 Amo la sua notte come il suo giorno…il bianco e il nero…

Amo sentirmi un tutt’uno con lui…

Amo vivere in lui, con lui.

 Lui il sogno di tutti i sogni…in questa vita….realtà.

 Oggi da allora…l’anima sua completa e totalizza la mia.

 Per la vita

Sua…

Tua

Hellah

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 Ho sperimentato una cosa in quest’anno di vita:

ho  sperimentato che la conoscenza per via “estetica” surclassa quella per via “logica” (filosoficamente parlando).

Nella prima si conosce attraverso i sensi, per pura intuizione, nella seconda si arriva alla conoscenza attraverso il ragionamento. Nella prima “vedi” è già sai, nella seconda ti devi  convincere di sapere.

In quest’anno ho avuto la conferma che il mio primo “sentire” Hellah , il mio primo “vederla”  per come poi si è rivelata essere,  è stata intuizione pura e folgorante.

Lei e solo lei poteva essere, lei è solo lei poteva esistere, lei e solo lei potevo amare.

Può esistere l’intuizione di un amore? Parlo di amore non di infatuazione o passione. Oggi rispondo di sì, può esistere ed esiste e non mi servono ragionamenti per dirlo o dimostrarlo.

Lo so e basta.

Ho amato Hellah da subito e da subito tutto è cambiato e si è trasformato attorno a me. A nulla sono servite azioni di rappresaglia e di disturbo violento messe in campo e tutt’ora in corso.

Ho sperimentato che quando si ama si ama basta e che nulla o nessuno può impedire che ciò accada.

Ho vissuto il primo giorno come vivo questo nella consapevolezza di un sentimento che ritenevo inarrivabile è improponibile, nella certezza dell’esistenza di ciò che ritenevo utopia.

Amare ed essere amati per ciò che siamo e non per ciò che idealizziamo in noi o negli altri, amare ed essere amati per ciò che riceviamo e non per ciò che diamo.

In Hellah e di Hellah amo tutto nulla escluso, amo la giocosità, la riottosità, l’allegria e la tristezza, la sensualità ed il pudore, la sensibilità e la durezza.

Amo il suo essere donna è femmina, il suo saper dosare,il suo saper dare con passione ed il suo riceve con parsimonioso pudore, quasi   con timore riverenziale.

Queste poche righe non vogliono essere una celebrazione ma una testimonianza per tutti coloro che pensano all’amore come una chimera irraggiungibile, come un sogno nel cassetto.

Ebbene per vivere i sogni nel cassetto occorre avere il coraggio e la voglia di aprirlo il cassetto a rischio che assieme ai sogni escano anche gli incubi.

Gli incubi poi andranno combattuti ed i sogni coltivati.

Dominjus

cuori

potere della suggestione

Andare oltre il concetto comune delle cose, trovarsi a centellinare i propri pensieri per cercare di coglierne l’essenza, studiare la differenza fra essenza, esistenza ed essere, perdersi in concetti che vagano fra l’ontologia, la filosofia e la fisica quantistica.

Ma tutto ciò ha senso?

Fino a che punto le seghe mentali servono effettivamente a farci cresce? Fino a che punto invece la vera crescita sta nel  confrontarsi con le piccole cose?

Mi è tornato alla mente un racconto di Primo Levi “Titanio” , una storia di apparente quotidianità nella quale la piccola Maria, incantata dal lavoro dell’imbianchino che rendeva tutta la casa meravigliosamente bianca, è tentata di andare a toccare la vernice fresca.

Felice, l’imbianchino, a questo punto ,irritato dall’esuberanza della bimba, disegna un cerchio a terra con il gesso attorno a Maria  imponendole di non uscire dal cerchio e succede che….

“Maria sedette sui calcagni e considerò a lungo il cerchio con attenzione: ma dovette convincersi che non c’era nessuna uscita. Provò a fregarlo in un punto con un dito, e constatò che realmente la traccia di gesso spariva; ma si rendeva benissimo conto che l’uomo non avrebbe ritenuto valido quel sistema.

Il cerchio era palesemente magico. Maria sedette per terra zitta e tranquilla; ogni tanto provava a spingersi fino a toccare il cerchio con la punta dei piedi e si sporgeva in avanti fino quasi a perdere l’equilibrio, ma vide ben presto che mancava ancora un buon palmo a che potesse raggiungere l’armadio o la parete con le dita. Allora stette a contemplare come a poco a poco anche la credenza, le sedie e il tavolo diventavano belli e bianchi.

Dopo moltissimo tempo l’uomo ripose il pennello e lo scatolino e si tolse la barchetta di giornale dal capo, ed allora si vide che aveva i capelli come tutti gli altri uomini. Poi uscì dalla parte del balcone, e Maria lo udì tramestare e camminare su e giù nella stanza accanto. Maria cominciò a chiamare: – Signore! – dapprima sottovoce, poi più forte, ma non troppo, perché in fondo aveva paura che l’uomo sentisse.

Finalmente l’ uomo ritornò in cucina. Maria chiese: – Signore, adesso posso uscire? – L’uomo guardò in giù a Maria e al cerchio, rise forte e disse molte cose che non si capivano, ma non pareva che fosse arrabbiato. Infine disse: – Sì, si capisce, adesso puoi uscire -. Maria lo guardava perplessa e non si muoveva: allora l’uomo prese uno straccio e cancellò il cerchio ben bene, per disfare l’incantesimo. Quando il cerchio fu sparito Maria si alzò e se ne andò saltellando, e si sentiva molto contenta e soddisfatta.”

Quante metafore in questo breve racconto…

Prigionia, libertà, potere della mente e della suggestione, potere del potere e suggestione del potere.

La bellezza che non si può toccare, il bianco immacolato che deve restare tale,  un  divieto che diventa imperativo senza apparente ragione, un cerchio disegnato che diventa una prigione invalicabile.

Indipendentemente dal vero significato voluto dall’autore legato alla propria esperienza nei lager nazisti, ci si può leggere la forza del potere del dominante sul sottomesso, potere che non ha spiegazioni logiche ma che vive di suggestioni esattamente come suggestionante ed apparentemente invalicabile diventa quel cerchio di gesso disegnato a terra.

Un rapporto D/s per molti versi  vive delle medesime dinamiche, un divieto, un ordine, una imposizione hanno la medesima forza inspiegabile di quel cerchio magico disegnato a terra con un pezzo di gesso.

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Dom.

4762 passi…

http://youtu.be/mJ_fkw5j-t0

All’uscita dall’enorme struttura angelica, mi accorgo che alle 3 di stanotte, il contapassi si e’ bloccato…

Respirando, mi guardo intorno, fra la stretta dei piccoli viali alberati e i baci del sole, che mescolati alla voce del silenzio, rende questa domenica mattina speciale.

Pur essendo stanca, sento la necessita’ di ballare…ho bisogno di musica.

Un modo per festeggiare me…viva ^__^.

Stanotte una giovane anima ha lasciato nel cuore di chi ama, la sua ultima nota…..ed io x un attimo immenso, ferma nella pellicola di questo tempo, ad assistere….

a silenziose discussioni…

“Lui avrebbe voluto vestirsi di blu e voleva pochi intimi…”

“No, no avrebbe voluto accanto tutta la famiglia, gli amici, i colleghi…e…indossera’ jeans e camicia bianca.”

“Voleva fiori…”

“No! Nulla…”

“voleva ci fosse la sua musica preferita…”

“A me non l’ha detto!…ti sbagli”.

Tutto continuava senza sosta, fino a quando, sono venuti a prenderlo, per portarlo in obitorio.

Avete mai contato quanti passi fate nell’arco di poche ore, fino a quando, come in uno scatto fotografico, tutto si ferma….

Li in quel minuscolo istante ascoltate chiaramente i vostri pensieri…

Che valore avranno un giorno le vostre parole? I desideri? saranno realmente ascoltati? Esauditi?

Si teme in realtà di parlare del proprio funerale…si scaccia il possibile evento, come impossibile.

Bhe! Io per ora danzo, sperando che nel mio ultimo giorno, non ci siano discussioni…..non avrebbe nessun senso ^__^

L’unico senso è avere lo sguardo di Dom. accarezzarmi il cuore…ancora 🙂

Ed ora viaaaaa al parco…un bagno nella natura, respirando felice 🙂 Prendendomi del tempo e Amando sempre con tutta me stessa…senza sprecare una sola briciola di me ^__^

hellah

Le note profumate dell’oggi…

parco

Il parco apre le porte al sole, che porto sempre con me…

Credo sia innata la capacita’ di vedere e trovare i lati positivi

nel cerchio di questa vita…

anche da un sole che gioca continuamente a nascondino con le nuvole 🙂 .

L’abbraccio del verde, mi avvolge di note profumate….

adoro le diverse fragranze della natura.

Le ruote attraversano solchi colmi di petali e poesia…

corro corro, facendo attenzione a non investire nessuno ^___*

Pagine stracolme di piccoli sassolini, salite e nitidi percorsi

attendono un nuovo, limpido inchiostro.

Se potessi imbratterei il cielo di favole e sogni da regalare.

Di sicuro ho una fervida immaginazione, nel riuscire appropriandomi dell’aria

scrivendo con gli occhi

anche della sola, piu’ semplice, minuscola sensazione, donatami dall’oggi ^__^ .

La dolce brezza si intreccia fra le onde dei capelli…seguendo la loro danza.

Se si potesse evitare di sommergere la propria vita di pesi inutili

probabile si vivrebbe sentendosi leggeri.

L’acqua limpida del fiume, sorride al riflesso di ragazzi che giocano bagnandosi nei propri sorrisi.

Oh! se tutti riuscissero a prendersi del tempo per se…

triplicherebbero la loro energia.

Occupate le panchine di quest’isola verde, da mani che si stringono.

Occhi perplessi e curiosi mi scrutono …

voci che bisbigliano si chiedono il perche’ sorridendo

li guardo con interesse ^__^ .

Un cucciolo insegue una palla, senza sosta…fra le risate di due bimbi.

Le margherite volteggiano intorno ai miei pensieri positivi

…per te…per lei…per lui…per loro…per voi

ed anche per me stessa 🙂

hellah

possesso e gelosia

gelosia, dipendenza affettiva, ossessione d'amore

Appartenenza uguale possesso?

Possesso uguale gelosia ?

Quindi, per regola transitiva:

appartenenza uguale gelosia?

Queste sono equazioni che si perdono nei luoghi comuni dei rapporti.

Basterebbe una veloce ricerca su internet per accorgersi come la quasi totalità dei siti proponga, riproponga o sdogani queste equazioni quasi come fossero assiomi o condizioni ineluttabili

Io la penso diversamente.

Io penso che l’appartenenza derivi dalla donazione e non dal possesso anche se si può arrivare al possesso attraverso la donazione.

Il che vorrebbe poter dire, parlando di rapporti umani, che si “possiede” una persona nella misura in cui questa persona si è donata a noi e nella misura in cui questa donazione sia avvenuta per specifica volontà del donatore al di fuori da ogni tipo di costrizione.

Ergo noi “possediamo” solo chi si è offerto spontaneamente a noi ed altrettanto spontaneamente e liberamente può riprendersi quanto donato.
Ne consegue che nel momento in cui i presupposti della donazione dovessero venire meno, vengono a decadere anche i presupposti del possesso.
Quindi se una donna o un uomo cessa di donarsi o si “dona” ad altro soggetto viene a cessare il “Possesso”.

Di conseguenza che senso ha essere gelosi di qualcuno che non si possiede più?

Nessun senso, questo mi sembra ovvio!

Si può essere gelosi delle proprie cose ma non possiamo esserlo di ciò che non appartiene ….figuriamoci poi se invece di cose si parla di persone.

Nel momento in cui dovessero concretizzarsi i presupposti di una eventuale gelosia e che, di conseguenza, la persona amata abbia intrapreso rapporti alternativi, vorrebbe dire che il rapporto primario è chiuso essendo chiusa e finita la “donazione” di sé.
Quindi a mio parere è lecito essere possessivi mentre è illecito oltre che stupido essere gelosi.
Le due cose sono estremamente diverse:
Il diritto di possesso viene esercitato su terze persone  quando queste minano esternamente il rapporto ma mai sulla persona posseduta,
viceversa
la gelosia viene esercitata sulla persona che si ritiene di possedere e mai su terze persone .

La gelosia è colpevolizzante e spesso causa il distacco della persona amata anche qualora questo non sia ancora avvenuto.

La gelosia è un sentimento tanto più forte quanto più debole è il rapporto.

Quindi….siate possessivi ma non siate gelosi.

Dom

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Ti stringo forte…ovunque tu sia

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Oggi é un giorno triste, eppure lo vedo sorridermi… :).

Non parlarmi della morte…raccontami della tua nascita…

“Piccola mia, cosa potrei dirti…

se non che essa e’ legata radicalmente a te…

Tu che sei il ricordo dell’Amore di anime che pur non cercandosi, si sono inaspettatamente incontrate e unite…in modo da respirar sogni comuni, dipinti successivamente nel tuo sangue.

Sei  la parte in me che vedi…creata nell’oggi dall’Amore nell’Amore…ricamata attimo per attimo, in te.

Sei il disegno della stessa tua dolce memoria e sei l’immagine del tuo domani”.

Ovunque tu sia…posso stringerti ancora?

“Lo stai già facendo…in questo istante…come ogni giorno, ad ogni ora…tutte le volte che mi rivolgi un pensiero…mi abbracci, cullandomi in te.

È quel piccolo grande cuore posto al centro dei pensieri tuoi a stringermi forte…e a rendere questa mia nascita La tua storia”.

hellah

A te…e a te…e…a te che ascolto

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Le parole possono essere la culla

o la prigione dell’anima.

Aprendoci, decidiamo consciamente

di lasciar entrare coloro che riteniamo

possano essere i  tasselli del puzzle mancanti

del nostro definitivo quadro…

Come milioni di immagini, di

scatti fotografici,  di calchi e/o dipinti colorati

che fermando lo stesso pensiero

arpioniano il sentimento e di conseguenza

la sua scelta, non solo di quell’istante…

ma dell’intero futuro.

Possono subentrare successivamente

 timori e  paure con il rischio di  dividersi

fra le stesse nostre cure preventive,

quelle di un cuore che si nutre

di cio’ che lo rende vivo,

e il bisogno di non perdere la rotta.

Allora si stringe la corda

che nel tempo ci unisce

allo stesso disarmante respiro,

si cammina

ascoltando ogni singolo passo interiore

e respirando profondamente

immergendosi di coraggio,

si danza vivendo…per l’altro/a

oltre che per se stesso.

hellah

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