amore e contegno

 

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Ha un senso tenere un contegno in un rapporto di coppia? E cos’è un contegno?

La definizione che ne da la treccani è “Il modo con cui una persona sta o si atteggia”

Secondo quello che Ghoete fa scrivere ad Ottilia, una delle protagoniste del romanzo “affinità elettive”,

“il contegno è uno specchio in cui ognuno mostra la sua immagine. Esiste una cortesia del cuore, ed è imparentata all’amore. Nasce da essa la più spontanea cortesia del contegno esteriore”

A dire il vero io credo che il contegno vada ben al di là della semplice cortesia e che il contegno non possa vivere di sola esteriorità ma debba innanzitutto essere frutto di regole comportamentali interiorizzate.

Il contegno non è solo uno specchio, il contegno è vero e proprio stile di vita che deve manifestarsi in ogni aspetto della nostra quotidianità e delle nostre relazioni.

Ma è possibile mantenere un contegno in un rapporto di coppia asimmetrico?

In altre parole si può essere rispettosi di se stessi e dell’altro in un rapporto di dipendenza o di sottomissione?
Colui che esercita il potere in quanto “amato” può eticamente sottomettere l’”amante”?

Anche in questo caso prendo spunto dal Diario di Ottilia dove Ghoete fa scrivere alla protagonista :
Dipendere perché lo si vuole, è la condizione più bella: e sarebbe impossibile senz’amore! Non siamo mai tanto lontani dai nostri desideri, come quando c’immaginiamo di possedere la cosa desiderata. Nessuno è più schiavo di colui che si considera libero senza esserlo. Basta che uno si dichiari libero, e subito avverte la costrizione. Se osa riconoscere la costrizione, ecco che si sente libero.
Contro le doti grandi di un altro, non c’è salvezza che nell’amore. 

Dipendere dall’amore, comunque dipendere, essere in qualche modo sottomessi per scelta e per volontà, per amore appunto è l’apice dell’amore in quanto ‘espressione dell’amore disinteressato e definitivo.

Parimenti definitiva è la necessità ed il bisogno di amare colui o colei che le proprie doti non può che essere amato/a.

Nella coppia quindi bando al contegno  se questo deve essere manifestazione di perbenismo  ipocrita ben venga il contegno se è solo e semplice manifestazione del proprio essere.

Dominjus

 

le chiavi di lettura

E proprio vero!
Viviamo in due dimensioni parallele, è come se occupassimo contemporaneamente due luoghi diversi,  interiorità ed esteriorità, abitiamo il mondo ed abitiamo noi stessi.

Ed è abitando in noi stessi che viviamo quello che il mondo ci propina.: dolore e piacere, benessere e malessere , amore e odio; bello e brutto.

Ma siamo sicuri che tutto ciò che arriva dall’esterno alla fine non  sia solo forma illusoria della nostra mente?

Cosa ci fa percepire che  il bello sia bello, il brutto sia brutto ed il doloroso sia doloroso?

La nostra mente.
Lei lavora come una matrice di decodificazione degli impulsi che riceviamo dall’esterno in funzione di come il nostro cervello è stato programmato.

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In altre parole noi percepiamo un oggetto, una situazione, un fatto in funzione del nostro “essere” e di come stiamo stati “programmati” con l’educazione ricevuta.
Se la nostra visione dell’intero universo dipende dalla percezione che ne abbiamo, ne consegue che ne diventiamo i creatori percependolo e quindi “creandolo” a nostra immagine e somiglianza.
Panta Rei, asseriva Eraclito, tutto scorre tutto cambia.
Si tutto cambia ma sostanzialmente ciò accade per due motivi:
• per le effettive mutazioni esterne,
• per le mutazioni interiori del nostro percepire l’esterno.
Questa dualità interno/esterno la viviamo parimenti anche nel rapporto corpo/psiche.
Il corpo ci collega con l’esterno, la psiche con l’interno ma noi siamo e restiamo “uno”vettriano-2
Siamo dentro e fuori, siamo sopra e sotto, siamo contemporaneamente creatura e creatori.
Viviamo in un’unica dimensione anche se proiettati su differenti piani di percezione.
E’ l’essenza della “tavola di Smeraldo” il tutto ed il nulla che ci riporta all’”uno”, è la ricerca della completezza alla quale continuamente aspiriamo che ci porta al desiderio ed al bisogno di relazionarci con l’altro/a , che ci porta al dolore dell’assenza ,  al timore dell’abbandono e della perdita di “ unità”.
L’unità dell’amato e dell’amante, l’unità dell’essere androgino che Zeus separò per punirlo della sua arroganza.

androgino
Ed ecco che nuovamente tutto si ricollega all’origine, al riconoscersi, all’accettarsi e al viversi.
Viverci
Facendolo per come siamo e per quello che siamo in una fusione di sensi di corpi e di sentimenti.

Dom.

C’era una volta una favola…

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Nell’aprire gli occhi, si e’ accorta di chiudere le pagine di un racconto dai tenui…vivaci colori…quelli che ti avvolgono, rallegrano, riscaldano e agitano le giornate.

Gli occhi sfiorano la danza della luce, come su un altalena di fili elettrici… si dondola, accanto alle immagini dei profumi di questo novembre.

Lo sguardo attento, scorge i segreti del nuovo giorno…
Accanto all’aria, i sussulti della mente, baciano i sensi, sdraiandosi nel bagliore della strada.

Le parole, sfiorano le dolci labbra, scivolando verso un vecchio libro…stringendosi, riga dopo riga, attorno alla sua corda di canapa.

Un banale, spesso fiocco, sorregge quegli anni trascorsi in un batter d’ali…
oggi presenti, riposano, sotto ai gomiti di una fanciulla curiosa di sogni e animi nobili.

Ed eccola, mentre nell’immenso viaggia, sospesa fra gli aromi di quell’inaspettata eterna favola…
La sua anima sorride…e…

hellah

Ed il cuore…..

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……. Ed il cuore si stringe attorno alle mani

Mani che prendono, mani che offrono, mani che stringono

Mani che abbracciano  un corpo genuflesso,

chinato nell’anima che sa abbandonarsi nel nulla del tutto.

…. Ed il cuore si stringe attorno agli occhi

occhi  chiusi che guardano il cielo

occhi che ascoltano il silenzio in silenzio

occhi che si allargano in orizzonti  invisibili

…..Ed il cuore si stringe attorno a Lei

Lei che lo accoglie cingendo, Lei che gli parla in silenzio, Lei che si offre a lui  perchè

sa   …….. e sanno

che  ciò che sta in basso vive sempre in alto

.là..proprio là dove lui guarda.

Dom

il quadro dell’immagine è di Jack Vittriano.

Il mondo trema

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Il mondo trema…

La sua voce si infiltra fra le crepe del profondo, lasciando in ginocchio le innocenti anime.
Le urla di madre natura graffiano il tempo, facendolo sanguinare…
Piccole gocce di sale, cadono ai suoi piedi, zittendolo per pochi attimi.
Le sue mani scavano…
Hanno freddo e caldo…
Hanno sete…
Hanno fame…
di quei cuori, seduti in cerchio, che credono di sanar ogni ferita… respirando dai suoi puri colori.
Il mondo plachera’ i suoi brividi, per la forza, il coraggio, l’impegno e la tenacia della salvaguardia di quell’unica sua vera dimora che custodisce e/o…..ahimé distrugge l’uomo stesso.
hellah

il giocatore: la roulette dei sentimenti

Spunti da:”Il giocatore”  di Fedor Dostoevskij

Spesso un rapporto Sadomaso viene definito gioco, ma qui il gioco sta altrove e si “gioca” su due livelli: uno al tavolo della roulette, l’altro al tavolo della vita e dei sentimenti.

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La vicenda, sostanzialmente autobiografica, narra le vicende di un giocatore ludopatico (Aleksej Ivanovic), del suo rapporto con il gioco  e con una  donna (Polina) anch’essa affetta da ludopatia.

Indipendentemente dallo spaccato sociale e psicologico che ne esce e dalla forza narrativa del romanzo,  nel rileggerlo dopo anni ho colto sfumature che alla prima lettura mi passarono del tutto inosservate.

Mi riferisco al rapporto  che si instaura fra i due protagonisti.

Come nel miglior De Sade,  l’autore disegna un “lui”  vittima e  schiavo consapevole e una “ lei”  carnefice  e  mistress più o meno  inconsapevole.

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Riporto due passi del romanzo che rappresentano benissimo quanto intendo dire.

Lui:

“…E adesso ancora una volta mi posi la domanda: l’amo io? E ancora una volta non seppi  rispondervi, cioè, per meglio dire, mi risposi nuovamente, per la centesima volta, che la odiavo. SI mi era odiosa. C’erano dei momenti ( e precisamente ogni volta alla fine delle nostre conversazioni) che avrei dato metà della mia vita per strozzarla!  Lo giuro, se fosse stato possibile affondarle lentamente in seno un aguzzo coltello, mi pare  che l’avrei impugnato con voluttà. E intanto, lo giuro per quanto c’è di sacro, se sullo Schlangenberg, sulla punta di moda, mi avesse realmente  detto: “buttati giù”, mi sarei buttato subito, e perfino con voluttà.”

Lei:

“l’ultima volta , sullo Schlangenberg, mi diceste che eravate pronto a buttarvi giù a capofitto alla mia prima parola, e là, mi pare, son circa 1000 piedi di altezza. Un giorno o l’altro io pronuncerò questa parola unicamente  per vedere come voi la scontere, e siate pur certo che sarò di carattere. Voi mi siete odioso, appunto perché vi ho permesso tante cose , e ancor più odioso perché mi siete così necessario. Ma finchè mi siete necessario, bisogna che vi conservi.

Il rapporto sembrerebbe basarsi sulla reciproca necessità:

lui che pur odiandola si ucciderebbe per lei,  per un suo ordine, lui che pur negando a se stesso di amarla, per lei compirebbe il massimo sacrificio; lui che più volte nel romanzo dichiarerà invece di amarla follemente,

lei che tale ordine non lo  impartisce perché da morto lui sarebbe inutile, ma molto più credibilmente non lo impartisce perché anch’essa segretamente lo ama di un amore inizialmente non riconosciuto.

Sembrerebbe essere di fronte ad un rapporto malato che  potrebbe essere il prodromo di tragico finale.

 Potrebbe, sembrerebbe……Chi vuole sapere come finisce la vicenda legga il libro.

Ma possono esistere questi rapporti senza amore?

Può la sola necessità fisica  generare dipendenza?

E la dipendenza può essere accettata e voluta o può essere razionalmente rinnegata e quindi subita ?

Può esistere un rapporto dove amore e odio convivono nutrendosi reciprocamente?

Io non so e non voglio dare una risposta, so solamente che anche i rapporti  apparentemente “normali”  vivono di situazioni con contenuti sadomaso spesso non riconosciuti come tali.

Ma poi  cosa è la normalità?

Dom

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per poi

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Per poi…

Per poi…  perdermi nei suoi occhi che brillano di luce propria quando una lacrima che  stenta a farsi strada riempie il suo iride,

per poi…restare affascinato dalla sua bocca quando un labbro morsica l’ altro asimmetricamente conferendole quell’aspetto di bambina impaurita

per poi.. intenerire la mia anima quando il suo mento tremulo  cerca di controllare una emozione incontrollabile

per poi….riscaldare il mio cuore quando le mani si stringono trepidanti dopo giorni di attesa

per poi…. Sprofondarmi in un abbraccio liberatorio che  non ha bisogno di parole ma che  esprime tutto l’esprimibile;

per poi… vivere fondendomi in lei dimenticando tutto della vita.

Per poi…..

Dom.

noi….un anno dopo….

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Un anno fa, le mani del cuore mio si intrufolarono dentro le segrete stanze dell’anima sua, alla ricerca di un solo respiro…l’unico che potesse dar vita al sogno di tutti sogni…

E’ rimasto puro nella sua ombra nera…

Disarmante nel suo brillante sguardo..

Ardente nelle sue sublimi fiamme…

Caldo e deciso nel suo modo di proteggermi…

Determinato nel tenermi stretta fra le sue forti braccia…nella bocca…nel cuore.

 E’ Amore Assoluto quello che sento ancora oggi per lui…tatuato in ogni mia cellula.

 Visibile come allora e’ il colore dei fremiti che questo cuore stringe a se…

il suo sangue morde come bacia…

Linfa necessaria…tatuato nel mio essere, oltre al per sempre.

La sua voce continua ad essere la dimora dei miei sensi…

I suoi palpiti, come onde si immergono nel torrente della mia mente.

 Se fossi un uomo, vorrei essere Lui…

per la forza, la sensibilità, la determinazione e il coraggio nell’affrontare ogni ostacolo e/o difficoltà che si presenta…senza mai mollare ne abbattersi…..superandolo.

 Amo la sua notte come il suo giorno…il bianco e il nero…

Amo sentirmi un tutt’uno con lui…

Amo vivere in lui, con lui.

 Lui il sogno di tutti i sogni…in questa vita….realtà.

 Oggi da allora…l’anima sua completa e totalizza la mia.

 Per la vita

Sua…

Tua

Hellah

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 Ho sperimentato una cosa in quest’anno di vita:

ho  sperimentato che la conoscenza per via “estetica” surclassa quella per via “logica” (filosoficamente parlando).

Nella prima si conosce attraverso i sensi, per pura intuizione, nella seconda si arriva alla conoscenza attraverso il ragionamento. Nella prima “vedi” è già sai, nella seconda ti devi  convincere di sapere.

In quest’anno ho avuto la conferma che il mio primo “sentire” Hellah , il mio primo “vederla”  per come poi si è rivelata essere,  è stata intuizione pura e folgorante.

Lei e solo lei poteva essere, lei è solo lei poteva esistere, lei e solo lei potevo amare.

Può esistere l’intuizione di un amore? Parlo di amore non di infatuazione o passione. Oggi rispondo di sì, può esistere ed esiste e non mi servono ragionamenti per dirlo o dimostrarlo.

Lo so e basta.

Ho amato Hellah da subito e da subito tutto è cambiato e si è trasformato attorno a me. A nulla sono servite azioni di rappresaglia e di disturbo violento messe in campo e tutt’ora in corso.

Ho sperimentato che quando si ama si ama basta e che nulla o nessuno può impedire che ciò accada.

Ho vissuto il primo giorno come vivo questo nella consapevolezza di un sentimento che ritenevo inarrivabile è improponibile, nella certezza dell’esistenza di ciò che ritenevo utopia.

Amare ed essere amati per ciò che siamo e non per ciò che idealizziamo in noi o negli altri, amare ed essere amati per ciò che riceviamo e non per ciò che diamo.

In Hellah e di Hellah amo tutto nulla escluso, amo la giocosità, la riottosità, l’allegria e la tristezza, la sensualità ed il pudore, la sensibilità e la durezza.

Amo il suo essere donna è femmina, il suo saper dosare,il suo saper dare con passione ed il suo riceve con parsimonioso pudore, quasi   con timore riverenziale.

Queste poche righe non vogliono essere una celebrazione ma una testimonianza per tutti coloro che pensano all’amore come una chimera irraggiungibile, come un sogno nel cassetto.

Ebbene per vivere i sogni nel cassetto occorre avere il coraggio e la voglia di aprirlo il cassetto a rischio che assieme ai sogni escano anche gli incubi.

Gli incubi poi andranno combattuti ed i sogni coltivati.

Dominjus

cuori

potere della suggestione

Andare oltre il concetto comune delle cose, trovarsi a centellinare i propri pensieri per cercare di coglierne l’essenza, studiare la differenza fra essenza, esistenza ed essere, perdersi in concetti che vagano fra l’ontologia, la filosofia e la fisica quantistica.

Ma tutto ciò ha senso?

Fino a che punto le seghe mentali servono effettivamente a farci cresce? Fino a che punto invece la vera crescita sta nel  confrontarsi con le piccole cose?

Mi è tornato alla mente un racconto di Primo Levi “Titanio” , una storia di apparente quotidianità nella quale la piccola Maria, incantata dal lavoro dell’imbianchino che rendeva tutta la casa meravigliosamente bianca, è tentata di andare a toccare la vernice fresca.

Felice, l’imbianchino, a questo punto ,irritato dall’esuberanza della bimba, disegna un cerchio a terra con il gesso attorno a Maria  imponendole di non uscire dal cerchio e succede che….

“Maria sedette sui calcagni e considerò a lungo il cerchio con attenzione: ma dovette convincersi che non c’era nessuna uscita. Provò a fregarlo in un punto con un dito, e constatò che realmente la traccia di gesso spariva; ma si rendeva benissimo conto che l’uomo non avrebbe ritenuto valido quel sistema.

Il cerchio era palesemente magico. Maria sedette per terra zitta e tranquilla; ogni tanto provava a spingersi fino a toccare il cerchio con la punta dei piedi e si sporgeva in avanti fino quasi a perdere l’equilibrio, ma vide ben presto che mancava ancora un buon palmo a che potesse raggiungere l’armadio o la parete con le dita. Allora stette a contemplare come a poco a poco anche la credenza, le sedie e il tavolo diventavano belli e bianchi.

Dopo moltissimo tempo l’uomo ripose il pennello e lo scatolino e si tolse la barchetta di giornale dal capo, ed allora si vide che aveva i capelli come tutti gli altri uomini. Poi uscì dalla parte del balcone, e Maria lo udì tramestare e camminare su e giù nella stanza accanto. Maria cominciò a chiamare: – Signore! – dapprima sottovoce, poi più forte, ma non troppo, perché in fondo aveva paura che l’uomo sentisse.

Finalmente l’ uomo ritornò in cucina. Maria chiese: – Signore, adesso posso uscire? – L’uomo guardò in giù a Maria e al cerchio, rise forte e disse molte cose che non si capivano, ma non pareva che fosse arrabbiato. Infine disse: – Sì, si capisce, adesso puoi uscire -. Maria lo guardava perplessa e non si muoveva: allora l’uomo prese uno straccio e cancellò il cerchio ben bene, per disfare l’incantesimo. Quando il cerchio fu sparito Maria si alzò e se ne andò saltellando, e si sentiva molto contenta e soddisfatta.”

Quante metafore in questo breve racconto…

Prigionia, libertà, potere della mente e della suggestione, potere del potere e suggestione del potere.

La bellezza che non si può toccare, il bianco immacolato che deve restare tale,  un  divieto che diventa imperativo senza apparente ragione, un cerchio disegnato che diventa una prigione invalicabile.

Indipendentemente dal vero significato voluto dall’autore legato alla propria esperienza nei lager nazisti, ci si può leggere la forza del potere del dominante sul sottomesso, potere che non ha spiegazioni logiche ma che vive di suggestioni esattamente come suggestionante ed apparentemente invalicabile diventa quel cerchio di gesso disegnato a terra.

Un rapporto D/s per molti versi  vive delle medesime dinamiche, un divieto, un ordine, una imposizione hanno la medesima forza inspiegabile di quel cerchio magico disegnato a terra con un pezzo di gesso.

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Dom.

4762 passi…

http://youtu.be/mJ_fkw5j-t0

All’uscita dall’enorme struttura angelica, mi accorgo che alle 3 di stanotte, il contapassi si e’ bloccato…

Respirando, mi guardo intorno, fra la stretta dei piccoli viali alberati e i baci del sole, che mescolati alla voce del silenzio, rende questa domenica mattina speciale.

Pur essendo stanca, sento la necessita’ di ballare…ho bisogno di musica.

Un modo per festeggiare me…viva ^__^.

Stanotte una giovane anima ha lasciato nel cuore di chi ama, la sua ultima nota…..ed io x un attimo immenso, ferma nella pellicola di questo tempo, ad assistere….

a silenziose discussioni…

“Lui avrebbe voluto vestirsi di blu e voleva pochi intimi…”

“No, no avrebbe voluto accanto tutta la famiglia, gli amici, i colleghi…e…indossera’ jeans e camicia bianca.”

“Voleva fiori…”

“No! Nulla…”

“voleva ci fosse la sua musica preferita…”

“A me non l’ha detto!…ti sbagli”.

Tutto continuava senza sosta, fino a quando, sono venuti a prenderlo, per portarlo in obitorio.

Avete mai contato quanti passi fate nell’arco di poche ore, fino a quando, come in uno scatto fotografico, tutto si ferma….

Li in quel minuscolo istante ascoltate chiaramente i vostri pensieri…

Che valore avranno un giorno le vostre parole? I desideri? saranno realmente ascoltati? Esauditi?

Si teme in realtà di parlare del proprio funerale…si scaccia il possibile evento, come impossibile.

Bhe! Io per ora danzo, sperando che nel mio ultimo giorno, non ci siano discussioni…..non avrebbe nessun senso ^__^

L’unico senso è avere lo sguardo di Dom. accarezzarmi il cuore…ancora 🙂

Ed ora viaaaaa al parco…un bagno nella natura, respirando felice 🙂 Prendendomi del tempo e Amando sempre con tutta me stessa…senza sprecare una sola briciola di me ^__^

hellah