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Ed il cuore…..

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……. Ed il cuore si stringe attorno alle mani

Mani che prendono, mani che offrono, mani che stringono

Mani che abbracciano  un corpo genuflesso,

chinato nell’anima che sa abbandonarsi nel nulla del tutto.

…. Ed il cuore si stringe attorno agli occhi

occhi  chiusi che guardano il cielo

occhi che ascoltano il silenzio in silenzio

occhi che si allargano in orizzonti  invisibili

…..Ed il cuore si stringe attorno a Lei

Lei che lo accoglie cingendo, Lei che gli parla in silenzio, Lei che si offre a lui  perchè

sa   …….. e sanno

che  ciò che sta in basso vive sempre in alto

.là..proprio là dove lui guarda.

Dom

il quadro dell’immagine è di Jack Vittriano.

il giocatore: la roulette dei sentimenti

Spunti da:”Il giocatore”  di Fedor Dostoevskij

Spesso un rapporto Sadomaso viene definito gioco, ma qui il gioco sta altrove e si “gioca” su due livelli: uno al tavolo della roulette, l’altro al tavolo della vita e dei sentimenti.

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La vicenda, sostanzialmente autobiografica, narra le vicende di un giocatore ludopatico (Aleksej Ivanovic), del suo rapporto con il gioco  e con una  donna (Polina) anch’essa affetta da ludopatia.

Indipendentemente dallo spaccato sociale e psicologico che ne esce e dalla forza narrativa del romanzo,  nel rileggerlo dopo anni ho colto sfumature che alla prima lettura mi passarono del tutto inosservate.

Mi riferisco al rapporto  che si instaura fra i due protagonisti.

Come nel miglior De Sade,  l’autore disegna un “lui”  vittima e  schiavo consapevole e una “ lei”  carnefice  e  mistress più o meno  inconsapevole.

miss

Riporto due passi del romanzo che rappresentano benissimo quanto intendo dire.

Lui:

“…E adesso ancora una volta mi posi la domanda: l’amo io? E ancora una volta non seppi  rispondervi, cioè, per meglio dire, mi risposi nuovamente, per la centesima volta, che la odiavo. SI mi era odiosa. C’erano dei momenti ( e precisamente ogni volta alla fine delle nostre conversazioni) che avrei dato metà della mia vita per strozzarla!  Lo giuro, se fosse stato possibile affondarle lentamente in seno un aguzzo coltello, mi pare  che l’avrei impugnato con voluttà. E intanto, lo giuro per quanto c’è di sacro, se sullo Schlangenberg, sulla punta di moda, mi avesse realmente  detto: “buttati giù”, mi sarei buttato subito, e perfino con voluttà.”

Lei:

“l’ultima volta , sullo Schlangenberg, mi diceste che eravate pronto a buttarvi giù a capofitto alla mia prima parola, e là, mi pare, son circa 1000 piedi di altezza. Un giorno o l’altro io pronuncerò questa parola unicamente  per vedere come voi la scontere, e siate pur certo che sarò di carattere. Voi mi siete odioso, appunto perché vi ho permesso tante cose , e ancor più odioso perché mi siete così necessario. Ma finchè mi siete necessario, bisogna che vi conservi.

Il rapporto sembrerebbe basarsi sulla reciproca necessità:

lui che pur odiandola si ucciderebbe per lei,  per un suo ordine, lui che pur negando a se stesso di amarla, per lei compirebbe il massimo sacrificio; lui che più volte nel romanzo dichiarerà invece di amarla follemente,

lei che tale ordine non lo  impartisce perché da morto lui sarebbe inutile, ma molto più credibilmente non lo impartisce perché anch’essa segretamente lo ama di un amore inizialmente non riconosciuto.

Sembrerebbe essere di fronte ad un rapporto malato che  potrebbe essere il prodromo di tragico finale.

 Potrebbe, sembrerebbe……Chi vuole sapere come finisce la vicenda legga il libro.

Ma possono esistere questi rapporti senza amore?

Può la sola necessità fisica  generare dipendenza?

E la dipendenza può essere accettata e voluta o può essere razionalmente rinnegata e quindi subita ?

Può esistere un rapporto dove amore e odio convivono nutrendosi reciprocamente?

Io non so e non voglio dare una risposta, so solamente che anche i rapporti  apparentemente “normali”  vivono di situazioni con contenuti sadomaso spesso non riconosciuti come tali.

Ma poi  cosa è la normalità?

Dom

dovstojesji

 

potere della suggestione

Andare oltre il concetto comune delle cose, trovarsi a centellinare i propri pensieri per cercare di coglierne l’essenza, studiare la differenza fra essenza, esistenza ed essere, perdersi in concetti che vagano fra l’ontologia, la filosofia e la fisica quantistica.

Ma tutto ciò ha senso?

Fino a che punto le seghe mentali servono effettivamente a farci cresce? Fino a che punto invece la vera crescita sta nel  confrontarsi con le piccole cose?

Mi è tornato alla mente un racconto di Primo Levi “Titanio” , una storia di apparente quotidianità nella quale la piccola Maria, incantata dal lavoro dell’imbianchino che rendeva tutta la casa meravigliosamente bianca, è tentata di andare a toccare la vernice fresca.

Felice, l’imbianchino, a questo punto ,irritato dall’esuberanza della bimba, disegna un cerchio a terra con il gesso attorno a Maria  imponendole di non uscire dal cerchio e succede che….

“Maria sedette sui calcagni e considerò a lungo il cerchio con attenzione: ma dovette convincersi che non c’era nessuna uscita. Provò a fregarlo in un punto con un dito, e constatò che realmente la traccia di gesso spariva; ma si rendeva benissimo conto che l’uomo non avrebbe ritenuto valido quel sistema.

Il cerchio era palesemente magico. Maria sedette per terra zitta e tranquilla; ogni tanto provava a spingersi fino a toccare il cerchio con la punta dei piedi e si sporgeva in avanti fino quasi a perdere l’equilibrio, ma vide ben presto che mancava ancora un buon palmo a che potesse raggiungere l’armadio o la parete con le dita. Allora stette a contemplare come a poco a poco anche la credenza, le sedie e il tavolo diventavano belli e bianchi.

Dopo moltissimo tempo l’uomo ripose il pennello e lo scatolino e si tolse la barchetta di giornale dal capo, ed allora si vide che aveva i capelli come tutti gli altri uomini. Poi uscì dalla parte del balcone, e Maria lo udì tramestare e camminare su e giù nella stanza accanto. Maria cominciò a chiamare: – Signore! – dapprima sottovoce, poi più forte, ma non troppo, perché in fondo aveva paura che l’uomo sentisse.

Finalmente l’ uomo ritornò in cucina. Maria chiese: – Signore, adesso posso uscire? – L’uomo guardò in giù a Maria e al cerchio, rise forte e disse molte cose che non si capivano, ma non pareva che fosse arrabbiato. Infine disse: – Sì, si capisce, adesso puoi uscire -. Maria lo guardava perplessa e non si muoveva: allora l’uomo prese uno straccio e cancellò il cerchio ben bene, per disfare l’incantesimo. Quando il cerchio fu sparito Maria si alzò e se ne andò saltellando, e si sentiva molto contenta e soddisfatta.”

Quante metafore in questo breve racconto…

Prigionia, libertà, potere della mente e della suggestione, potere del potere e suggestione del potere.

La bellezza che non si può toccare, il bianco immacolato che deve restare tale,  un  divieto che diventa imperativo senza apparente ragione, un cerchio disegnato che diventa una prigione invalicabile.

Indipendentemente dal vero significato voluto dall’autore legato alla propria esperienza nei lager nazisti, ci si può leggere la forza del potere del dominante sul sottomesso, potere che non ha spiegazioni logiche ma che vive di suggestioni esattamente come suggestionante ed apparentemente invalicabile diventa quel cerchio di gesso disegnato a terra.

Un rapporto D/s per molti versi  vive delle medesime dinamiche, un divieto, un ordine, una imposizione hanno la medesima forza inspiegabile di quel cerchio magico disegnato a terra con un pezzo di gesso.

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Dom.