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le chiavi di lettura

E proprio vero!
Viviamo in due dimensioni parallele, è come se occupassimo contemporaneamente due luoghi diversi,  interiorità ed esteriorità, abitiamo il mondo ed abitiamo noi stessi.

Ed è abitando in noi stessi che viviamo quello che il mondo ci propina.: dolore e piacere, benessere e malessere , amore e odio; bello e brutto.

Ma siamo sicuri che tutto ciò che arriva dall’esterno alla fine non  sia solo forma illusoria della nostra mente?

Cosa ci fa percepire che  il bello sia bello, il brutto sia brutto ed il doloroso sia doloroso?

La nostra mente.
Lei lavora come una matrice di decodificazione degli impulsi che riceviamo dall’esterno in funzione di come il nostro cervello è stato programmato.

matrix
In altre parole noi percepiamo un oggetto, una situazione, un fatto in funzione del nostro “essere” e di come stiamo stati “programmati” con l’educazione ricevuta.
Se la nostra visione dell’intero universo dipende dalla percezione che ne abbiamo, ne consegue che ne diventiamo i creatori percependolo e quindi “creandolo” a nostra immagine e somiglianza.
Panta Rei, asseriva Eraclito, tutto scorre tutto cambia.
Si tutto cambia ma sostanzialmente ciò accade per due motivi:
• per le effettive mutazioni esterne,
• per le mutazioni interiori del nostro percepire l’esterno.
Questa dualità interno/esterno la viviamo parimenti anche nel rapporto corpo/psiche.
Il corpo ci collega con l’esterno, la psiche con l’interno ma noi siamo e restiamo “uno”vettriano-2
Siamo dentro e fuori, siamo sopra e sotto, siamo contemporaneamente creatura e creatori.
Viviamo in un’unica dimensione anche se proiettati su differenti piani di percezione.
E’ l’essenza della “tavola di Smeraldo” il tutto ed il nulla che ci riporta all’”uno”, è la ricerca della completezza alla quale continuamente aspiriamo che ci porta al desiderio ed al bisogno di relazionarci con l’altro/a , che ci porta al dolore dell’assenza ,  al timore dell’abbandono e della perdita di “ unità”.
L’unità dell’amato e dell’amante, l’unità dell’essere androgino che Zeus separò per punirlo della sua arroganza.

androgino
Ed ecco che nuovamente tutto si ricollega all’origine, al riconoscersi, all’accettarsi e al viversi.
Viverci
Facendolo per come siamo e per quello che siamo in una fusione di sensi di corpi e di sentimenti.

Dom.

il giocatore: la roulette dei sentimenti

Spunti da:”Il giocatore”  di Fedor Dostoevskij

Spesso un rapporto Sadomaso viene definito gioco, ma qui il gioco sta altrove e si “gioca” su due livelli: uno al tavolo della roulette, l’altro al tavolo della vita e dei sentimenti.

 Risultato immagine per roulette

La vicenda, sostanzialmente autobiografica, narra le vicende di un giocatore ludopatico (Aleksej Ivanovic), del suo rapporto con il gioco  e con una  donna (Polina) anch’essa affetta da ludopatia.

Indipendentemente dallo spaccato sociale e psicologico che ne esce e dalla forza narrativa del romanzo,  nel rileggerlo dopo anni ho colto sfumature che alla prima lettura mi passarono del tutto inosservate.

Mi riferisco al rapporto  che si instaura fra i due protagonisti.

Come nel miglior De Sade,  l’autore disegna un “lui”  vittima e  schiavo consapevole e una “ lei”  carnefice  e  mistress più o meno  inconsapevole.

miss

Riporto due passi del romanzo che rappresentano benissimo quanto intendo dire.

Lui:

“…E adesso ancora una volta mi posi la domanda: l’amo io? E ancora una volta non seppi  rispondervi, cioè, per meglio dire, mi risposi nuovamente, per la centesima volta, che la odiavo. SI mi era odiosa. C’erano dei momenti ( e precisamente ogni volta alla fine delle nostre conversazioni) che avrei dato metà della mia vita per strozzarla!  Lo giuro, se fosse stato possibile affondarle lentamente in seno un aguzzo coltello, mi pare  che l’avrei impugnato con voluttà. E intanto, lo giuro per quanto c’è di sacro, se sullo Schlangenberg, sulla punta di moda, mi avesse realmente  detto: “buttati giù”, mi sarei buttato subito, e perfino con voluttà.”

Lei:

“l’ultima volta , sullo Schlangenberg, mi diceste che eravate pronto a buttarvi giù a capofitto alla mia prima parola, e là, mi pare, son circa 1000 piedi di altezza. Un giorno o l’altro io pronuncerò questa parola unicamente  per vedere come voi la scontere, e siate pur certo che sarò di carattere. Voi mi siete odioso, appunto perché vi ho permesso tante cose , e ancor più odioso perché mi siete così necessario. Ma finchè mi siete necessario, bisogna che vi conservi.

Il rapporto sembrerebbe basarsi sulla reciproca necessità:

lui che pur odiandola si ucciderebbe per lei,  per un suo ordine, lui che pur negando a se stesso di amarla, per lei compirebbe il massimo sacrificio; lui che più volte nel romanzo dichiarerà invece di amarla follemente,

lei che tale ordine non lo  impartisce perché da morto lui sarebbe inutile, ma molto più credibilmente non lo impartisce perché anch’essa segretamente lo ama di un amore inizialmente non riconosciuto.

Sembrerebbe essere di fronte ad un rapporto malato che  potrebbe essere il prodromo di tragico finale.

 Potrebbe, sembrerebbe……Chi vuole sapere come finisce la vicenda legga il libro.

Ma possono esistere questi rapporti senza amore?

Può la sola necessità fisica  generare dipendenza?

E la dipendenza può essere accettata e voluta o può essere razionalmente rinnegata e quindi subita ?

Può esistere un rapporto dove amore e odio convivono nutrendosi reciprocamente?

Io non so e non voglio dare una risposta, so solamente che anche i rapporti  apparentemente “normali”  vivono di situazioni con contenuti sadomaso spesso non riconosciuti come tali.

Ma poi  cosa è la normalità?

Dom

dovstojesji