Archivi tag: unione

l’innesto

innesto

“L’innesto è una pratica agronomica per la moltiplicazione agamica delle piante realizzata con la fusione anatomo-fisiologica di due individui differenti” (wikipedia)
La domanda che mi faccio è questa: ma siamo sicuri che l’innesto funzioni solo nel regno vegetale?
Io credo che una pratica molto simile possa esistere anche nel regno animale soprattutto nella sfera sentimentale laddove due individui (portainnesto e nesto) si legano a tal punto di fondersi in un unico organismo , un soggetto-oggetto che presenta caratteristiche uniche derivanti dalle caratteristiche dei soggetti primari.
In altre parole, esistono rapporti di tale intensità emotiva e sentimentale da far si che i soggetti che si relazionano innestino reciprocamente nell’altro una parte di sè (esattamente come succede per una pianta) dando luogo a soggetti diversi dall’originale ed omologamente complementari.
Un ravvicinamento non di tipo genetico ma relazionale, emotivo e comportamentale, una sorta di plasmatura, di aggiustamento inconscio e progressivo, di interazione profonda e irreversibile.
Dopo l’innesto nessuno dei due soggetti è più come prima.
Potrà poi succedere di tutto, potrà esserci un espianto, una rescissione, un troncamento, ma il legame resterà perchè nella linfa vitale di ognuno scorrerà parte della linfa dell’altro.

Dom

le chiavi di lettura

E proprio vero!
Viviamo in due dimensioni parallele, è come se occupassimo contemporaneamente due luoghi diversi,  interiorità ed esteriorità, abitiamo il mondo ed abitiamo noi stessi.

Ed è abitando in noi stessi che viviamo quello che il mondo ci propina.: dolore e piacere, benessere e malessere , amore e odio; bello e brutto.

Ma siamo sicuri che tutto ciò che arriva dall’esterno alla fine non  sia solo forma illusoria della nostra mente?

Cosa ci fa percepire che  il bello sia bello, il brutto sia brutto ed il doloroso sia doloroso?

La nostra mente.
Lei lavora come una matrice di decodificazione degli impulsi che riceviamo dall’esterno in funzione di come il nostro cervello è stato programmato.

matrix
In altre parole noi percepiamo un oggetto, una situazione, un fatto in funzione del nostro “essere” e di come stiamo stati “programmati” con l’educazione ricevuta.
Se la nostra visione dell’intero universo dipende dalla percezione che ne abbiamo, ne consegue che ne diventiamo i creatori percependolo e quindi “creandolo” a nostra immagine e somiglianza.
Panta Rei, asseriva Eraclito, tutto scorre tutto cambia.
Si tutto cambia ma sostanzialmente ciò accade per due motivi:
• per le effettive mutazioni esterne,
• per le mutazioni interiori del nostro percepire l’esterno.
Questa dualità interno/esterno la viviamo parimenti anche nel rapporto corpo/psiche.
Il corpo ci collega con l’esterno, la psiche con l’interno ma noi siamo e restiamo “uno”vettriano-2
Siamo dentro e fuori, siamo sopra e sotto, siamo contemporaneamente creatura e creatori.
Viviamo in un’unica dimensione anche se proiettati su differenti piani di percezione.
E’ l’essenza della “tavola di Smeraldo” il tutto ed il nulla che ci riporta all’”uno”, è la ricerca della completezza alla quale continuamente aspiriamo che ci porta al desiderio ed al bisogno di relazionarci con l’altro/a , che ci porta al dolore dell’assenza ,  al timore dell’abbandono e della perdita di “ unità”.
L’unità dell’amato e dell’amante, l’unità dell’essere androgino che Zeus separò per punirlo della sua arroganza.

androgino
Ed ecco che nuovamente tutto si ricollega all’origine, al riconoscersi, all’accettarsi e al viversi.
Viverci
Facendolo per come siamo e per quello che siamo in una fusione di sensi di corpi e di sentimenti.

Dom.

il giocatore: la roulette dei sentimenti

Spunti da:”Il giocatore”  di Fedor Dostoevskij

Spesso un rapporto Sadomaso viene definito gioco, ma qui il gioco sta altrove e si “gioca” su due livelli: uno al tavolo della roulette, l’altro al tavolo della vita e dei sentimenti.

 Risultato immagine per roulette

La vicenda, sostanzialmente autobiografica, narra le vicende di un giocatore ludopatico (Aleksej Ivanovic), del suo rapporto con il gioco  e con una  donna (Polina) anch’essa affetta da ludopatia.

Indipendentemente dallo spaccato sociale e psicologico che ne esce e dalla forza narrativa del romanzo,  nel rileggerlo dopo anni ho colto sfumature che alla prima lettura mi passarono del tutto inosservate.

Mi riferisco al rapporto  che si instaura fra i due protagonisti.

Come nel miglior De Sade,  l’autore disegna un “lui”  vittima e  schiavo consapevole e una “ lei”  carnefice  e  mistress più o meno  inconsapevole.

miss

Riporto due passi del romanzo che rappresentano benissimo quanto intendo dire.

Lui:

“…E adesso ancora una volta mi posi la domanda: l’amo io? E ancora una volta non seppi  rispondervi, cioè, per meglio dire, mi risposi nuovamente, per la centesima volta, che la odiavo. SI mi era odiosa. C’erano dei momenti ( e precisamente ogni volta alla fine delle nostre conversazioni) che avrei dato metà della mia vita per strozzarla!  Lo giuro, se fosse stato possibile affondarle lentamente in seno un aguzzo coltello, mi pare  che l’avrei impugnato con voluttà. E intanto, lo giuro per quanto c’è di sacro, se sullo Schlangenberg, sulla punta di moda, mi avesse realmente  detto: “buttati giù”, mi sarei buttato subito, e perfino con voluttà.”

Lei:

“l’ultima volta , sullo Schlangenberg, mi diceste che eravate pronto a buttarvi giù a capofitto alla mia prima parola, e là, mi pare, son circa 1000 piedi di altezza. Un giorno o l’altro io pronuncerò questa parola unicamente  per vedere come voi la scontere, e siate pur certo che sarò di carattere. Voi mi siete odioso, appunto perché vi ho permesso tante cose , e ancor più odioso perché mi siete così necessario. Ma finchè mi siete necessario, bisogna che vi conservi.

Il rapporto sembrerebbe basarsi sulla reciproca necessità:

lui che pur odiandola si ucciderebbe per lei,  per un suo ordine, lui che pur negando a se stesso di amarla, per lei compirebbe il massimo sacrificio; lui che più volte nel romanzo dichiarerà invece di amarla follemente,

lei che tale ordine non lo  impartisce perché da morto lui sarebbe inutile, ma molto più credibilmente non lo impartisce perché anch’essa segretamente lo ama di un amore inizialmente non riconosciuto.

Sembrerebbe essere di fronte ad un rapporto malato che  potrebbe essere il prodromo di tragico finale.

 Potrebbe, sembrerebbe……Chi vuole sapere come finisce la vicenda legga il libro.

Ma possono esistere questi rapporti senza amore?

Può la sola necessità fisica  generare dipendenza?

E la dipendenza può essere accettata e voluta o può essere razionalmente rinnegata e quindi subita ?

Può esistere un rapporto dove amore e odio convivono nutrendosi reciprocamente?

Io non so e non voglio dare una risposta, so solamente che anche i rapporti  apparentemente “normali”  vivono di situazioni con contenuti sadomaso spesso non riconosciuti come tali.

Ma poi  cosa è la normalità?

Dom

dovstojesji

 

per poi

IMG_20160919_223532

 

Per poi…

Per poi…  perdermi nei suoi occhi che brillano di luce propria quando una lacrima che  stenta a farsi strada riempie il suo iride,

per poi…restare affascinato dalla sua bocca quando un labbro morsica l’ altro asimmetricamente conferendole quell’aspetto di bambina impaurita

per poi.. intenerire la mia anima quando il suo mento tremulo  cerca di controllare una emozione incontrollabile

per poi….riscaldare il mio cuore quando le mani si stringono trepidanti dopo giorni di attesa

per poi…. Sprofondarmi in un abbraccio liberatorio che  non ha bisogno di parole ma che  esprime tutto l’esprimibile;

per poi… vivere fondendomi in lei dimenticando tutto della vita.

Per poi…..

Dom.

noi….un anno dopo….

Risultati immagini per angelo e demone

Un anno fa, le mani del cuore mio si intrufolarono dentro le segrete stanze dell’anima sua, alla ricerca di un solo respiro…l’unico che potesse dar vita al sogno di tutti sogni…

E’ rimasto puro nella sua ombra nera…

Disarmante nel suo brillante sguardo..

Ardente nelle sue sublimi fiamme…

Caldo e deciso nel suo modo di proteggermi…

Determinato nel tenermi stretta fra le sue forti braccia…nella bocca…nel cuore.

 E’ Amore Assoluto quello che sento ancora oggi per lui…tatuato in ogni mia cellula.

 Visibile come allora e’ il colore dei fremiti che questo cuore stringe a se…

il suo sangue morde come bacia…

Linfa necessaria…tatuato nel mio essere, oltre al per sempre.

La sua voce continua ad essere la dimora dei miei sensi…

I suoi palpiti, come onde si immergono nel torrente della mia mente.

 Se fossi un uomo, vorrei essere Lui…

per la forza, la sensibilità, la determinazione e il coraggio nell’affrontare ogni ostacolo e/o difficoltà che si presenta…senza mai mollare ne abbattersi…..superandolo.

 Amo la sua notte come il suo giorno…il bianco e il nero…

Amo sentirmi un tutt’uno con lui…

Amo vivere in lui, con lui.

 Lui il sogno di tutti i sogni…in questa vita….realtà.

 Oggi da allora…l’anima sua completa e totalizza la mia.

 Per la vita

Sua…

Tua

Hellah

IMG_5998

 Ho sperimentato una cosa in quest’anno di vita:

ho  sperimentato che la conoscenza per via “estetica” surclassa quella per via “logica” (filosoficamente parlando).

Nella prima si conosce attraverso i sensi, per pura intuizione, nella seconda si arriva alla conoscenza attraverso il ragionamento. Nella prima “vedi” è già sai, nella seconda ti devi  convincere di sapere.

In quest’anno ho avuto la conferma che il mio primo “sentire” Hellah , il mio primo “vederla”  per come poi si è rivelata essere,  è stata intuizione pura e folgorante.

Lei e solo lei poteva essere, lei è solo lei poteva esistere, lei e solo lei potevo amare.

Può esistere l’intuizione di un amore? Parlo di amore non di infatuazione o passione. Oggi rispondo di sì, può esistere ed esiste e non mi servono ragionamenti per dirlo o dimostrarlo.

Lo so e basta.

Ho amato Hellah da subito e da subito tutto è cambiato e si è trasformato attorno a me. A nulla sono servite azioni di rappresaglia e di disturbo violento messe in campo e tutt’ora in corso.

Ho sperimentato che quando si ama si ama basta e che nulla o nessuno può impedire che ciò accada.

Ho vissuto il primo giorno come vivo questo nella consapevolezza di un sentimento che ritenevo inarrivabile è improponibile, nella certezza dell’esistenza di ciò che ritenevo utopia.

Amare ed essere amati per ciò che siamo e non per ciò che idealizziamo in noi o negli altri, amare ed essere amati per ciò che riceviamo e non per ciò che diamo.

In Hellah e di Hellah amo tutto nulla escluso, amo la giocosità, la riottosità, l’allegria e la tristezza, la sensualità ed il pudore, la sensibilità e la durezza.

Amo il suo essere donna è femmina, il suo saper dosare,il suo saper dare con passione ed il suo riceve con parsimonioso pudore, quasi   con timore riverenziale.

Queste poche righe non vogliono essere una celebrazione ma una testimonianza per tutti coloro che pensano all’amore come una chimera irraggiungibile, come un sogno nel cassetto.

Ebbene per vivere i sogni nel cassetto occorre avere il coraggio e la voglia di aprirlo il cassetto a rischio che assieme ai sogni escano anche gli incubi.

Gli incubi poi andranno combattuti ed i sogni coltivati.

Dominjus

cuori